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6 arresti e 11 milioni di beni sequestrati: scoperta la `cellula toscana` degli imprenditori amici dei Casalesi

15 / 01 / 2014

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Redazione

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Secondo quanto accertato, le imprese legate al clan dei Casalesi percepivano parte dei guadagni derivanti dall'emissione delle fatture false. Tra gli arrestati, un imprenditore edile originario della provincia di Caserta, da anni trasferitosi nel Valdarno, gravato da precedenti specifici per associazione a delinquere di stampo mafioso. Le misure restrittive, disposte dal gip David Monti su proposta del sostituto procuratore della Dda di Firenze Tommaso Coletta, vengono eseguite dai militari del Gico del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Sono in corso di esecuzione da parte della guardia di finanza sei misure di custodia cautelare in carcere nei riguardi di altrettante persone, accusate di essere componenti di un'associazione a delinquere, con base operativa nel Valdarno, finalizzata all'emissione di fatture false per operazioni inesistenti, grazie al ricorso ad imprese strettamente legate al clan dei Casalesi.  Le due societa' edili toscane coinvolte nell'inchiesta fiorentina sull' emissione di fatture false per operazioni inesistenti e vicine al clan dei Casalesi, la Ggf costruzioni e la Pdp costruzioni, erano intestate a prestanome, incensurati, in modo da ottenere la certificazione antimafia richiesta per l'espletamento di lavori pubblici. Di fatto erano gestite da Giovanni Potenza, 62 anni, arrestato oggi nell'ambito dell'inchiesta, in passato legato alla nuova camorra organizzata e condannato in primo grado nel 2007 per associazione a delinquere di stampo mafioso. Le due aziende evadevano le imposte grazie alla creazione di costi fittizi, avvalendosi della collaborazione di otto societa' cartiere con sede in Campania ed in provincia di Modena, riconducibili a tre prestanome, due dei quali legati al clan dei Casalesi. Secondo quanto accertato, dal 2007 al 2012 hanno emesso fatture false per oltre 10 milioni di euro. Le fatture venivano effettivamente pagante dalle due aziende edili toscane. I pagamenti venivano restituiti in un secondo momento in contanti o attraverso assegni circolari. Parte del denaro, il 4% del valore delle transazioni, veniva corrisposto dalle societa' cartiere a esponenti del clan dei Casalesi. I titolari di queste societa' e delle due ditte edili sono stati arrestati questa mattina dalla finanza. Tra i beni sequestrati, per un valore di 11,3 milioni di euro, 30 immobili nelle province di Arezzo e Caserta, 14 terreni in provincia di Arezzo, 17 veicoli, 27 rapporti bancari e postali, oltre a quote di quattro societa' con sede in Toscana e Campania. Secondo quanto emerso, le indagini sono partite da attivita' investigative di controllo economico del territorio e dalle dichiarazioni di 11 collaboratori di giustizia. Nel corso delle indagini, durate due anni, sono state intercettate 73 persone, per un totale di 139.254 comunicazioni esaminate. Condotti anche accertamenti patrimoniali su 47 persone. 
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