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GIUSTIZIA INGIUSTA | Fece condannare gli assassini di don Diana, ma il Ministero dell' Interno non lo riconosce come testimone di giustizia

03 / 03 / 2018

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Redazione

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Una data su un foglio di carta spesso vale  più del coraggio e del senso civico delle persone. Per lo Stato Augusto Di Meo, testimone oculare dell’omicidio di don Giuseppe Diana, non può essere riconosciuto testimone di Giustizia, perché ne ha fatto richiesta in ritardo. La sua domanda, infatti, è stata rispedita al mittente dal ministero dell’Interno, Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, area “Speciali elargizioni alle vittime del terrorismo e della criminalità di tipo mafioso”. Dunque chi ha fatto arrestare e condannare gli assassini di don Diana, ucciso a Casal di Principe nella sua chiesa il 19 marzo del 1994,  ha fatto male a denunciare e ad esporsi.

Questo è il messaggio che arriva forte e chiaro in un territorio che sta cercando di rialzarsi  da sotto le macerie lasciate da almeno trent’anni di dittatura della camorra.
“Siamo basiti – scrivono i responsabili del Comitato don Peppe Diana e di Libera Caserta, Valerio Taglione e Gianni Solino -  non pensavamo che avremmo dovuto manifestare il nostro smarrimento contro decisioni ministeriali in palese contrasto con la nostra idea di riscatto di un intero territorio, lasciato per anni nelle mani della criminalità organizzata. Il 16 dicembre del 2014 – aggiungono -  ha ricevuto anche l’investitura del titolo di Ufficiale della Repubblica, primo fra gli ordini nazionali assegnatogli dal capo dell’ordine e capo dello Stato, allora Giorgio Napolitano, ma evidentemente questo non basta a capire che riconoscere Di Meo vittima innocente della criminalità sarebbe significato sottolineare il valore della denuncia e contribuire ad una generale cultura di rinnovamento della società”.

A sostegno di Di Meo, il Comitato don Peppe Diana insieme al coordinamento provinciale casertano dell’associazione Libera e all’amministrazione comunale di Casal di Principe, si è fatto promotore di una petizione popolare  che ha raccolto più di 40mila firme. “Sottoscrizioni – dicono ancora Taglione e Solino -  che chiedono di veder riconosciuto un diritto e che porteremo personalmente al prossimo Ministro dell’Interno, nella speranza che il buon senso cominci a valere molto di più. Chiederemo il cambiamento di norme che mortificano anni di sacrifici e di battaglie contro qualsiasi tipo di sopruso. Non ci fermeremo perché non possiamo e non vogliamo”.

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