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PAZZESCO | Ragazzo si butta dai ponti a Valle di Maddaloni: un volo di 60 metri. IL VIDEO

03 / 06 / 2018

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Redazione

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Si lancia di giorno dall'ultima delle tre arcate del ponte vanvitelliano a Valle di Maddaloni, circa 60 metri nel vuoto. Un'esibizione di base jumping, un gioco spericolato messo in atto clandestinamente da un ragazzo. Uno sconosciuto immortalato dalle telecamere di un amico.  Non sarebbe neppure la prima volta che l' acquedotto carolino, sito UNESCO, viene usato per il base jumping clandestino.

L'acquedotto Carolino (noto anche come acquedotto di Vanvitelli) è l'acquedotto nato per alimentare il complesso di San Leucio e che fornisce anche l'apporto idrico alla Reggia di Caserta (o meglio alle "reali delizie" costituite dal parco, dal giardino inglese e dal bosco di San Silvestro), prelevando l'acqua alle falde del monte Taburno, dalle sorgenti del Fizzo, nel territorio di Bucciano (BN), e trasportandola lungo un tracciato che si snoda, per lo più interrato, per una lunghezza di 38 chilometri. L'opera ha richiesto 16 anni di lavori e il supporto dei più stimati studiosi e matematici del regno di Napoli (primo fra tutti Luigi Vanvitelli), destando, per l'intero tempo di realizzazione, l'attenzione da parte dell'Europa intera, tanto da essere riconosciuta come una delle opere di maggiore interesse architettonico e ingegneristico del XVIII secolo.

I lavori dell'acquedotto, progettato da Luigi Vanvitelli su commissione di re Carlo di Borbone (da cui l'appellativo di Carolino), presero il via nel marzo del 1753. Il 2 agosto 1754 re Carlo conferì ad Airola il titolo di città come ricompensa formale per lo sfruttamento delle sorgenti di Bucciano, che all'epoca era un casale della stessa Airola. L'opera compiuta fu inaugurata il 7 maggio 1762. Le condotte in ferro furono realizzate nelle 8 ferriere, costruite appositamente dal Vanvitelli, in Calabria, lungo il corso della fiumara Assi (Guardavalle), le quali furono parte costituente delle Regie ferriere di Stilo. Le ferriere utilizzarono come minerale la limonite estratta dalle miniere di Pazzano e Bivongi.I lavori furono completati nel 1770 con una spesa complessiva di 622.424 ducati. Oltre al complesso di San Leucio (di fatto l'attività produttiva più rilevante nata dall'indotto della creazione dell'acquedotto) l'intera area casertana ha visto lo svilupparsi di molteplici iniziative imprenditoriali che sfruttavano la forza motrice dell'acqua; come per esempio i numerosi mulini impiantati lungo l'articolato percorso dell'acquedotto

 

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