Continua a seguire NOI CASERTA anche sui Social Network

ARRESTATO IN PIENO CENTRO | Era latitante dalla primavera scorsa. Accusato di un 'omicidio eccellente'

08 / 05 / 2018

|

Redazione

Stampa l'articolo


Invia l'articolo


E’ stato arrestato, dai carabinieri di Castello Di Cisterna, nel tardo pomeriggio di ieri, al centro di Caserta Amodio Ferriero, 47enne, ritenuto esponente di spicco del clan camorristico Puca. Ferriero fu arrestato per l’omicidio del boss Francesco Verde detto ‘o Negus, omicidio deciso dai clan rivali Puca e Marrazzo  il 28 dicembre 2007. L’uomo era latitante dalla primavera dell’anno scorso.

La fuga del ras della camorra si è interrotta grazie al blitz dei carabinieri, che lo hanno sorpreso nel suo nascondiglio, un appartamento situato nel centro di Caserta, tra via Unità Italiana e via Ferrarecce. E' stato catturato con in tasca un documento falso e 10mila euro in contanti su un tavolo. 

L' OMICIDIO DI 'O NEGUS - Un delitto eccellente per sancire la supremazia territoriale. L’omicidio del boss Francesco Verde detto ‘o Negus non poteva fallire, l’agguato tra Sant’Antimo e Casandrino doveva essere portato a termine. I clan Puca e Marrazzo approfittarono dell’assenza dei Ranucci, messi in ginocchio dagli arresti, per realizzare il delitto il 28 dicembre 2007.

Lì partì l’ascesa criminale del clan Puca guidato da Pasquale ‘o minorenne. La cosca ieri è stata decapitata dai carabinieri su richiesta della Dda di Napoli. Per l’omicidio del boss Verde sono stati arrestati Antonio Femiano, Amodio Ferriero, Amodio Ferriero, Lorenzo Iavazzo e Antimo Puca. Un’altra batosta il clan – come riporta Il Roma – l’ha subita nel 2012 col pentimento di Vincenzo Marrazzo. Poi con i pm hanno iniziato a parlare i fratelli Benito, Antonio, Marcello, la moglie, i figli Filippo e Francesco ed altri dodici pentiti.

Dopo tutte queste dichiarazioni, quindi, gli investigatori sono riusciti a ricostruire le fasi preliminari e l’esecuzione. Marrazzo si autoaccusò quasi subito e ricostruì il delitto: pur di non fallirei killer provarono le armi poche ora prima. Prima 13 colpi con la calibro 9, poi il caricatore con altri 14 colpi. Non contento, prese il fucile dal sedile posteriore, andò verso l’auto di Verde ed esplose due colpi calibro 12 a 30 centimetri di distanza puntando alla tempia. Un’azione feroce e pianificata nei minimi dettagli.

Poi i gesti per comunicare in carcere. “Usavo gesti convenzionali per indicare le persone, quali il dito mignolo per indicare Pasquale Puca, il gesto con la mano destra, come se uno volesse scavare, per indicare Luigi Di Spirito, le corna per indicare i “curnutielli”, ovvero i Ranucci, la mano sulla testa avanti verso l’indietro per indicare Antonio Verde”, spiega il pentito.

Nell’inchiesta risulta indagato anche un appartenente alla polizia municipale di Sant’Antimo. Il clan aveva premeditato anche l’omicidio di un carabinieri, il maresciallo Membrino della locale tenenza, per far cessare la pressione investigativa.

Amodio Ferriero francesco verde
© Riproduzione Riservata

POTREBBE INTERESSARTI

clicca qui per ridurre


ARTICOLI CORRELATI

Seguici


Per offrirti il miglior servizio possibile il giornale utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l’uso dei cookies.