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CAMORRA & AFFARI | "Andavo a casa di Antonio Diana a cambiare gli assegni"

16 / 01 / 2019

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Redazione

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Gli imprenditori antimafia Armando, Nicola e Antonio Diana, arrestati ieri con l’accusa di essere vicini al clan dei Casalesi, facevano parte del cosiddetto “cerchio magico, nel quale c’erano gli imprenditori per i quali il boss Michele Zagaria. 

A riferirlo, nel corso di un interrogatorio reso il 5 febbraio del 2016, e’ Massimiliano Caterino, il primo collaboratore di giustizia a parlare del boss, per lungo tempo suo uomo di fiducia. Caterino parla anche degli “ottimi rapporti” tra la famiglia Zagaria e Armando, Nicola e Antonio Diana e spiega come avveniva il cambio assegni:

"Con la famiglia DIANA, vi era poi un rapporto di cambi assegni. Accadeva infatti, che occorreva monetizzare gli assegni che imprenditori consegnavano al clan o gli assegni che qualche famiglia che si appoggiava ci chiedeva la cortesia di monetizzare. Spesso, vi erano anche assegni che venivano consegnati alle nostre bische, ad esempio quella che era allocata presso l'abitazione di CAPALDO Raffaele di cui ho già parlato. Una volta in possesso degli assegni, era necessario convertirli in denaro liquido. Uno degli imprenditori che ci favoriva erano proprio i DIANA e quando parlo dei DIANA mi riferisco sempre ad Armando, Antonio e Nicola. In particolare, mi recavo indifferentemente da tutti e tre e solitamente andavo o presso il deposito di Gricignano d'Avena oppure presso l'abitazione di DIANA Antonio che si trovava lungo la strada che da Casapesenna conduce a San Marcellino, abitazione che ben conosco e che sono capace di individuare. Ricordo che l'abitazione è situata afianco del bar Butterfly di Casapesenna. Il cambio degli assegni con i DIANA, io lo ho curato dopo la mia scarcerazione del luglio 2002. Ovviamente ognuno di loro bene sapeva io chi fossi e per conto di chi chiedessi il cambio. Quando mi recavo da loro, che mi conoscevano bene, io lo facevo, sempre su incarico di Michele ZAGARIA e sapevano che io ero espressione diretta di Michele ZAGARIA. lo chiedevo loro, e lo ho fatto ovviamente con Antonio DIANA, di cambiare gli assegni come richiesto da Michele ZAGARA. Consegnavo gli assegni e dicevo "ha detto Michele fargli la cortesia di cambiarli" e in rapporto agli importi concordavamo la distanza temporale, al massimo una settimana in cui passavo poi a ritirare il contante. Con DIANA Antonio, accadde un episodio che ancora ricordo. Dopo essere andato due volte a casa di DIANA Antonio per cambiare degli assegni fui convocato da Michele ZAGARIA. Questi, mi disse che DIANA Antonio, tramite ZAGARIA Carmine, si era lamentato del fatto che io mi recassi a casa sua e potessi quindi metterli in difficoltà con la polizia. In realtà un realtà un accenno me lo aveva già fatto proprio ZAGARIA Carmine. Michele ZAGARIA mi invitò a non andare più a casa di DIANA Antonio ed io ubbidii. Voglio anche dire, che DIANA Antonio aveva sposato la sorella del nostro affiliato BARONE Michele di cui però lo ZAGARIA Michele non aveva grossa considerazione rispetto ai rapporti con gli imprenditori e al maneggio del denaro in quanto BARONE Michele in alcuni casi si era reso responsabile di alcune appropriazioni di denaro ed inoltre faceva uso di cocaina. Per questa ragione, sia BARONE Michele che FONTANA Michele o sceriffo ma anche NOBIS Salvatore detto scintilla avevano invidia e non mancavano di manifestarla ai miei danni, ciò anche per la riservatezza che io utilizzavo e per l'ottimo rapporto personale che avevo con Michele ZAGARIA. Di tale astio vi è traccia nell'ordinanza di custodia cautelare emessa nel 2006 emessa anche ai miei danni (c.d. Ordinanza Normandia) in cui ebbi modo di leggere alcune intercettazioni ambientali in cui Michele BARONE si lamentava con me. Sempre di DIANA Nicola, mi ricordo che era talmente legato a ZAGARIA Michele e manifestava tranquillità per la protezione che quest'ultimo gli offriva che quando mi incontrava mi sollecitava in maniera anche eccessiva di tutelare e proteggere Michele ZAGARIA affinché non lo arrestassero."

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