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CAMORRA & AFFARI | Diana chiese di 'sacrificare' un affiliato per legittimarsi come 'vittima'

16 / 01 / 2019

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Antonio Bruno

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Gli imprenditori antimafia Armando, Nicola e Antonio Diana, arrestati ieri con l’accusa di essere vicini al clan dei Casalesi, facevano parte del cosiddetto “cerchio magico, nel quale c’erano gli imprenditori per i quali il boss Michele Zagaria. 

A riferirlo, nel corso di un interrogatorio reso il 23 febbraio del 2016, è Attilio Pellegrino, collaboratore di giustizia a parlare del boss. Pellegrino parla anche degli “ottimi rapporti” tra la famiglia Zagaria e Armando, Nicola e Antonio Diana e spiega i loro rapporti privilegiati:

...OMISSIS...

ADR: "Le buste dei soldi di cui ho sin qui parlato io le ho sempre consegnate a GAROFALO Giovanni secondo le indicazioni che mi aveva dato sul punto Pasquale ZAGARIA il quale mi aveva spiegato che dovevo consegnarle al GAROFALO in quanto questi era all'epoca una persona al di sopra di ogni sospetto ed aveva rapporto periodici e diretti con Michele ZAGARIA cui i soldi del repezzato dovevano direttamente andare. Tornando al periodo successivo alla mia scarcerazione ricordo che a casa mia, dopo pochi giorni, si presentò uno dei ragionieri: DELLA CORTE Luigi. Dei due fratelli questi era il più piccolo. Entrambi sono figli di DELLA CORTE Giovanni, oggi deceduto, ex Sindaco di Villa di Briano ed anzi i fratelli DELLA CORTE mi dicevano che proprio grazie al padre avevano trovato lavoro presso il repezzato in quanto il DELLA CORTE Giovanni aveva fatto molti favori all'imprenditore che aveva ricambiato con l'assunzione dei figli. A tal proposito voglio evidenziare che mentre il DELLA CORTE padre, nonostante abbia fatto per diversi anni il Sindaco, non aveva che una piccola casa di proprietà, i figli, da quando lavoravano per il repezzato. conducevano una vita molto agiata in quanto cambiavano spesso auto e avevano in maniera evidente ristrutturato la propria abitazione. Tornando alla visita di Luigi DELLA CORTE ricordo che dopo i saluti legati alla mia recente scarcerazione questi mi disse che il suo datore di lavoro aveva bisogno di far arrestare per estorsione qualcuno e mi chiedeva di "sacrificare" qualcuno. Mi disse che il repezzato mandava a dire a noi del clan ZAGARIA che aveva bisogno di presentarsi alle forze dell'ordine come un imprenditore modello ed espressione della legalità e quindi doveva denunciare qualcuno. Sempre a dire del DELLA CORTE era inoltre necessario, così aveva detto di riferirmi il repezzato, che fosse denunciato ed arrestato qualcuno per estorsione in quanto, in caso contrario, diventava sospetto che una impresa così grande non subisse estorsioni. In altri termini, ovviamente il repezzato non era toccato da nessuno grazie alla protezione di Michele ZIGARIA ma occorreva mostrare una realtà diversa facendo arrestare qualcuno. Io rimasi sorpreso a tale richiesta e gli dissi che gli aavrei fatto sapere. Ne parlai direttamente con Michele ZAGARIA in quanto la delicatezza e l'importanza dell'imprenditore, come ho detto, mi era stata raccomandata da ZAGARIA Pasquale. Ne parlai utililizzando il "sistema dei citofoni" e ricordo che "citofonai" a ZAGARIA Michele da casa di Giovanni GAROFALO. ZAGARIA. ascoltata la richiesta del repezzato, come mi era stata veicolata da DELLA CORTE Luigi, mi disse che era un'idea assolutamente improponibile in quanto non potevamo far arrestare nessuno e che occorreva studiare qualche altra soluzione".

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