Continua a seguire NOI CASERTA anche sui Social Network

CAMORRA & AFFARI | Diana e Zagaria 'soci' in affare: botte al cognato per la 'cresta' sui soldi

16 / 01 / 2019

|

Redazione

Stampa l'articolo


Invia l'articolo


Gli imprenditori antimafia Armando, Nicola e Antonio Diana, arrestati ieri con l’accusa di essere vicini al clan dei Casalesi, facevano parte del cosiddetto “cerchio magico, nel quale c’erano gli imprenditori per i quali il boss Michele Zagaria. 

A riferirlo, nel corso di un interrogatorio reso il 23 febbraio del 2016, è Attilio Pellegrino, collaboratore di giustizia a parlare del boss. Pellegrino parla anche degli “ottimi rapporti” tra la famiglia Zagaria e Armando, Nicola e Antonio Diana e spiega i loro rapporti privilegiati:

"Tornando al "repezzato" (i fratelli Antonio e Nicola Diana ndr) di cui sto parlando e di cui adesso non ricordo il nome, ricordo con precisione che si trattava di un imprenditore che aveva una fabbrica a Gricignano d'Aversa; si occupava di plastica. Ricordo, che la fabbrica di questa persona si occupava del riciclaggio della plastica ed anche della trasformazione di essa. Conosco questa fabbrica perché in una occasione, nel 2003, mi ci sono anche recato come meglio dirò.

Domanda: Premesso che lei ha distinto glì imprenditori di una grosse categorie: quella degli imprenditori vittima di ZAGARIA Michele e quella degli imprenditori "amici" dello ZAGARIA, vuole riferire in quale di queste due categorie si colloca l'imprenditore "repezzato" di cui sta parlando.

Risposta: L'imprenditore di cui sto parlando si colloca nella categoria degli imprenditori amici di Michele ZAGARIA e precisamente nella categoria degli imprenditori cui lo ZAGARIA ha contribuito economicamente. La SV mi chiede di riferire in base a quali elementi io collochi questo imprenditori nella categoria degli imprenditori amici di Michele ZAGARIA. Mi chiede ancora di riferire se io abbia mai incontrato tale imprenditore, da quanto tempo non lo veda, se ne ho sentito parlare, da chi e in quali circostanze. Andando per ordine, la mia indicazione circa la natura di imprenditore amico della persona di cui sto parlando è frutto di un episodio che intendo adesso raccontare e che riguarda una vicenda avvenuta nel 2003. In quell'anno, mi ricordo che poteva essere primavera, come spesso mi capitava, accompagnai, con la sua auto AUDI A3, ZAGARIA Pasquale a casa di CATERINO Massimiliano detto "mastrone". Fu Pasquale a dirmi che doveva andare li dove sarebbe stato presente anche Michele ZAGARIA che doveva incontrare un importante imprenditore. Arrivati da CATERIIVO, io attesi giù e lo ZAGARIA entrò nell'abitazione. Io non partecipai all'incontro perché, come mi disse Pasquale, si trattava di un grosso imprenditore cui lo ZAGARIA Michele partecipava con propri mezzi economici e i rapporti con lui li teneva direttamente ZAGARIA Michele e la sua famiglia. La presenza del CATERING Massimiliano era giustificata dal fatto che l'abitazione per l'incontro era stata messa a disposizione da lui e il CATERINO era persona ma molto, ma molto vicina a ZAGARIA Michele.

ADR: L'incontro avvenne presso l'abitazione di CATERINO Massimiliano in San Cipriano d'Aversa. Non ricordo la strada dove era tale abitazione, ma grosso modo si tratta della zona dove abitava !OVINE Antonio e il cugino di questi a nome Carmine !OVINE. La casa è collocata lungo la strada percorrendo la quale si arriva al comune di San Cipriano d'Aversa, come detto, io non entrai e vidi arrivare una persona che citofonò all'abitazione di CA TERINO ed entrò. Questa persona la notai a piedi e, sempre di sfuggita lo vidi anche andare via. Fui dopo chiamato anch'io per salire a casa di CATERINO e vi trovai il CATERINO Massimiliano e lo ZAGARIA Pasquale ma non trovai lo ZAGARIA Michele ma non chiesi, per evidenti ragioni di riservatezza, se Michele ZAGARIA era già andato via. Andammo via io e Pasquale ZAGARIA, e questi mi disse che si erano incontrati con l'imprenditore che mi indicò conte "repezzato" e che da quel momento io mi sarei dovuto incontrare con i ragionieri dì questo imprenditore che mi avrebbero dato periodicamente dei soldi da consegnare allo ZAGARIA. Mi disse che si trattava di un grosso imprenditore operante nel settore della plastica e che si trattava del cognato di Michele BARONE avendo sposato la sorella di quest'ultimo. Aggiunse che era un imprenditore molto importante per la famiglia ZAGARIA in quanto era un imprenditore dì Casapesenna che la famiglia ZAGARIA conosceva da svariati anni e rispetto alla cui attività Michele ZAGARIA aveva investito dei soldi. Ciò mi diceva, sia per sottolinearmi l'importanza dell'imprenditore per la famiglia ZAGARIA sia per evidenziarmi la delicatezza del compito che avrei dovuto svolgere, aggiungendo anche che i "ragionieri" di quest'imprenditore mi conoscevano. Alla mia domanda, su conte questi ragionieri, ricordo che li indicò al plurale, mi conoscessero, ZAGARIA Pasquale rispose che si trattava di persone del mio paese, cioè di Villa di Briano. Non chiesi a ZAGARIA Pasquale perché fosse affidato a me il compito di avere un rapporto con un imprenditore così importante per la famiglia ZAGARIA e che era il cognato di Michele BARONE. Non chiesi, cioè, perché tale compito non fosse affidato a BARONE Michele. Non lo chiesi in quanto nel clan ZAGARIA non bisognava fare molte domande ed anche perché era comunque naturale che io avessi rapporti con gli imprenditori anche se si trattava di un imprenditore importante con il quale i rapporti li teneva direttamente la famiglia ZAGARIA. In realtà, capii tutto qualche giorno dopo quando incontrai Michele BARONE con la testa fasciata. Io sapevo che BARONE aveva "vizietto" della cocaina. Fu però Pasquale ZAGARIA a dirmi che il BARONE era stato picchiato da Michele ZAGARIA in quanto l'imprenditore "repezzato" cognato di BARONE, sino a quel momento aveva lui raccolto i soldi dal "repezzato", ovviamente facilitato nell'espletamento di tale compito dall'essere il cognato dell'imprenditore stesso. Era però accaduto, cosi mi aveva raccontato Pasquale ZAGAIA, che da qualche tempo i soldi del "repezzato" o non arrivavano proprio, o arrivavano irregolarmente per tempi o ammontare. Proprio per questa ragione Michele ZAGARIA aveva deciso di incontrarsi con l'imprenditore ed aveva fissato l'incontro presso l'abitazione del mastnme di cui ho parlato prima. In quella sede, l'imprenditore aveva riferito che lui i soldi li consegnava regolarmente al cognato e fu allora deciso che da quel momento i soldi non li dovesse più raccogliere BARONE Michele ma i "ragionieri" avrebbero dovuto consegnarli a me sfruttando anche la circostanza che quei "ragionieri" mi conoscessero e che fossero di Villa di Briano. Ovviamente, la riunione ebbe anche conseguenze per Michele BARONE, che fu picchiato da ZAGARIA Michele e ciò spiegava perché lo vidi bendato la testa. La SV mi chiede come mai Michele ZAGARIA si sia "limitato" a picchiare Michele BARONE per l'illecita appropriazione dei soldi del "repepezzato" e non abbia più gravemente punito il citato Michele BARONE. Ciò è accaduto in quanto Michele ZAGARIA ha praticamente cresciuto Michele BARONE cui quindi era molto legato al punto tale che lo stesso Michele ZAGARIA è stato addirittura fidanzato con la sorella della moglie di Michele BARONE. Ciò spiega perché ZAGARIA non abbia fatto ciò che, se non fosse stato BARONE Michele certamente avrebbe fatto. 

Mi spiegò che i soldi, di cui non mi indicò l'ammontare, sarebbero stati contenuti in una busta che i ragionieri mi avrebbero consegnato. Mi spiegò che si trattava dei soldi che sin a quel momento il "repezzato" aveva consegnato al cognato Michele BARONE. Mi disse, che i ragionieri avrebbero poi concordato con me anche per le consegne fitture rispetto alle quali disse "poi ti metti d'accordo con loro". Mi spiegò, che quei soldi erano direttamente di Michele ZAGARIA ed erano il frutto del rapporto societario che Michele aveva con il "repezzato" (i fratelli Antonio e Nicola Diana ndr

 

antonio diana camorra michele zagaria
© Riproduzione Riservata

POTREBBE INTERESSARTI

clicca qui per ridurre


ARTICOLI CORRELATI

Seguici


Per offrirti il miglior servizio possibile il giornale utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l’uso dei cookies.