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Appalti truccati alla Reggia di Caserta, ecco il 'trucco' utilizzato dagli indagati

21 / 01 / 2015

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Redazione

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Perizie false per far figurare in luogo dell’unico lavoro più prestazioni di entità inferiore alla soglia di legge che obbliga a procedere a gare ad evidenza pubblica (gara informale per opere da 40 a 200mila euro e gara formale per lavori oltre i 200mila euro, ndr). Questo era il 'trucco' adoperato dai dirigenti della Reggia di Caserta per poter affidare direttamente i lavori alle 'ditte amiche' che è stato scoperto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nell'arco temporale che va dal 2010 al 2013. Un'indagine per la quale risultano indagati Paola Raffaella David, oggi sovrintendente a Pisa, i funzionari Marco Mazzarella, Andrea Corvino e Giuseppe Graziano e l’attuale sovrintendente dei beni architettonici e paesaggistici per le province di Brindisi, Lecce e Taranto Francesco Canestrini. Inoltre è indagato ma solo per furto un sesto uomo, dipendente di una ditta di traslochi accusato di aver rubato parafulmine ad aprile 2013 la maglia posta sul tetto della Reggia di Caserta, la cosiddetta “Gabbia di Faraday”.    Le indagini dirette dal pm di Santa Maria Capua Vetere Domenico Musto sono partite nell’aprile del 2013 quando una funzionaria della Sovrintendenza di Caserta e Benevento ha denunciato il furto dei tondini e delle altre componenti in metallo della gabbia di Faraday posto sul tetto della Reggia di Caserta. In seguito alla segnalazione gli inquirenti hanno acquisito la copiosa documentazione relativa sia ai lavori di installazione del parafulmine che agli affidamenti degli ultimi anni. Le indagini sono state delegate ai carabinieri, che hanno anche intercettato alcuni indagati. I pm hanno inoltre ascoltato come persona informata sui fatti il Direttore Regionale dei Beni Culturali della Campania Gregorio Angelini, che proprio a metà 2013 aveva ordinato di sua iniziativa un’ispezione amministrativa interna; le due dichiarazioni sono state molto rilevanti per l’inchiesta, così come quelle degli ispettori ministeriali e di alcuni dipendenti della Sovrintendenza. Dalle testimonianze e dalle analisi delle migliaia di pagine acquisite è emerso il ricorso costante e illegittimo della Sovrintendenza allora diretta dalla David all’istituto della somma urgenza e all’affidamento diretto dei lavori.

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