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Appalti truccati alla Reggia di Caserta, in 4 rischiano il processo. C'è anche l'ex soprintendente

19 / 05 / 2015

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Redazione

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La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sovrintendente della Reggia di Caserta, oggi a Pisa, Paola Raffaella David, e per i funzionari Andrea Corvino e Giuseppe Oreste Graziano, ancora in servizio nel palazzo vanvitelliano, in relazione all’inchiesta su oltre 100 appalti per lavori alla Reggia concessi dalla Sovrintendenza tra il 2010 e il 2013 a ditte amiche attraverso il ricorso illegittimo al requisito della somma urgenza. Chiesto il rinvio a giudizio anche il dipendente di una ditta. Contestualmente il sostituto procuratore che ha diretto le indagini, Domenico Musto,  ha chiesto l’archiviazione per altri due indagati, ovvero per il funzionario Marco Mazzarella e per l’ex responsabile del Parco Reale e del Guardino Inglese Francesco Canestrini, attuale soprintendente di Brindisi, Lecce e Taranto, i quali hanno chiarito la loro posizione con degli interrogatori resi nei mesi scorsi. Per gli indagati i reati contestati sono la turbativa d’asta e la falsita’ materiale e ideologica mentre non sono emerse tracce di un’eventuale corruzione dei funzionari ministeriali. La richiesta di rinvio a giudizio ha riguardato anche il dipendente di una ditta di traslochi, Giovanni Marino, che risponde però solo di furto aggravato, essendo accusato di aver rubato un parafulmine che era collocato sul tetto della Reggia di Caserta, la cosiddetta “Gabbia di Faraday”, circostanza da cui sono poi partiti gli accertamenti sugli appalti. L’udienza preliminare si terrà a novembre davanti al Gup Sergio Enea. Secondo l’ipotesi della Procura e dei carabinieri delegati alle indagini, la David e gli altri funzionari avrebbero favorito un numero ristretto di ditte, alcune delle quali ancora a lavoro alla Reggia, concedendo appalti – 132 gli affidamenti finiti sotto la lente degli inquirenti – senza alcuna gara ma facendo valere ogni volta il criterio della somma urgenza, per il quale pero’ non sussistevano i requisiti. Il sistema era semplice, e’ emerso: gli indagati – sostiene la Procura – procedevano prima all’artificioso frazionamento dei lavori di rilevante entità economica, anche attraverso false perizie, in modo da far figurare in luogo dell’unico lavoro più prestazioni di entità inferiore alla soglia di legge che obbliga a procedere a gare ad evidenza pubblica (gara informale per opere da 40 a 200 mila euro e gara formale per lavori oltre i 200 mila euro, ndr). Una volta operato il frazionamento, veniva falsamente attestata la somma urgenza e si procedeva cosi’ all’affidamento diretto alle ditte “amiche”.

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