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Appalti truccati alla Reggia, l'ex soprintendente rischia il processo con 3 funzionari

22 / 03 / 2016

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Redazione

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Al via questa mattina al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, davanti al Gup Sergio Enea, l’udienza preliminare che vede imputati l’ex sovrintendente dei Beni Culturali di Caserta e Benevento Paola Raffaella David, oggi funzionaria al Mibact, e altri funzionari in servizio alla Reggia di Caserta, in relazione a 132 appalti per lavori di manutenzione assegnati dal 2010 al 2013 nel monumento patrimonio dell’Unesco. Per la Procura – pm Domenico Musto e Gennaro Damiano – i lavori per svariati milioni di euro sarebbero stati assegnati a “ditte amiche” ricorrendo in modo sistematico e illegittimo al requisito della somma urgenza, che consentiva di evitare il ricorso alle gare ad evidenza pubblica. Tra gli indagati, oltre alla David, vi sono i funzionari Andrea Corvino – oggi in servizio alla Sovrintendenza di Caserta e Benevento, che ha sede alla Reggia, e Giuseppe Graziano, storico dell’arte tuttora al Museo Reggia, che rispondono a vario titolo di turbativa d’asta e falsità materiale e ideologica mentre il quarto imputato, Giovanni Marino, dipendente di una ditta che lavorava e lavora ancora alla Reggia, risponde di furto in quanto accusato di essersi impossessato dei tondini e delle altre componenti in metallo della gabbia di Faraday, il parafulmine posto nel 2013 sul tetto del Palazzo Reale casertano. Dall’inchiesta sono usciti l’attuale sovrintendente dei beni architettonici e paesaggistici per le province di Brindisi, Lecce e Taranto Francesco Canestrini, che tra il 2010 e il 2013 era il responsabile alla Reggia Vanvitelliana del Parco Reale e del Giardino Inglese, e il funzionario Marco Mazzarella, per i quali è intervenuto decreto di archiviazione. Le indagini, effettuate dai carabinieri, partirono nell’aprile del 2013 proprio dopo che una funzionaria della Reggia si accorse del furto del parafulmine. Gli inquirenti hanno analizzato parecchia documentazione scoprendo un sistema di assegnazione dei lavori che faceva perno sul requisito della somma urgenza: gli indagati – è l’ipotesi della Procura di Santa Maria Capua Vetere – avrebbe proceduto prima all’artificioso frazionamento dei lavori di rilevante entità economica, anche attraverso false perizie, in modo da far figurare in luogo dell’unico lavoro più prestazioni di entità inferiore alla soglia di legge che obbliga a procedere a gare ad evidenza pubblica (gara informale per opere da 40 a 200mila euro e gara formale per lavori oltre i 200mila euro, ndr). Una volta operato il frazionamento, veniva poi falsamente attestata la somma urgenza e si procedeva così all’affidamento diretto alle ditte “amiche”. E’ così che sono stati affidati lavori importanti come l’installazione dei tornelli all’ingresso principale, e i lavori relativi alla manutenzione di impianti e al rifacimento dei bagni.

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