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Arrestato in Emilia Romagna un latitante del clan dei Casalesi. Era in casa con due donne

13 / 09 / 2013

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Redazione

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Un'operazione congiunta della Squadra Mobile di Modena e di Caserta ha consentito l'arresto di un latitante del 'clan dei Casalesi. In manette è finito Antonio Corvino, alias ‘o malese, 33 anni, nato a San Cipriano, ritenuto elemento emergente del clan dei Casalesi. L’uomo, sottoposto agli arresti domiciliari si era allontanata dal suo domicilio di S. Cipriano d’Aversa alcune settimane orsono, rendendosi irreperibile. La circostanza, rilevata dalla Squadra Mobile di Caserta ed immediatamente riferita all’autorità giudiziaria aveva portato all’emissione della misura cautelare in carcere, essendosi rilevata inefficace quella meno afflittiva degli arresti domiciliari. Corvino, che annovera precedenti per estorsione, ricettazione, porto di armi improprie, truffa e reati contro la persona, era stato coinvolto in una indagine coordinata dalla Dda di Bologna che, nell’aprile del 2012, aveva portato all’arresto di 8 persone, tutte di origine campana e da tempo residenti nella provincia di Modena, tra le quali lo stesso Corvino, per estorsione e rapina aggravata dal metodo mafioso. Secondo le indagini - scaturite dalla denuncia di un imprenditore anch’esso di origini campane, attivo nel comparto ceramico di Sassuolo - il gruppo criminale, presentandosi a nome “del clan dei casalesi-gruppo Schiavone”, recuperava i crediti vantati da alcuni imprenditori, aggiungendo una percentuale come loro compenso, rivolgendosi alle vittime vantando l’appartenenza al clan dei Casalesi e affermando di “essere gli eredi di Sandokan”, ovvero del capo clan Francesco Schiavone. Le indagini avevano individuato come vittime 5 imprenditori locali del settore edile, alcuni dei quali sarebbero stati anche malmenati e minacciati con una pistola. La Squadra Mobile di Caserta, dopo avere accertato l’irreperibilità di Corvino, d’intesa con la Procura Antimafia di Napoli, aveva immediatamente avviato le ricerche del giovane, estese anche nel modenese, dove evidentemente poteva contare ancora di diffuse complicità ed amicizia, e dove si ritiene avesse intenzione di ricostituire un proprio gruppo criminale. Lo sforzo investigativo si rivelava fruttuoso nel pomeriggio di giovedì, allorquando a seguito del pedinamento di alcuni presunti fiancheggiatori, i poliziotti individuavano un appartamento di Modena nel quale poi facevano irruzione. L’uomo era in compagnia di due donne, originarie del casertano, che sono state denunciate a piede libero per favoreggiamento personale. Proseguono le indagini congiunte delle Squadre Mobili di Caserta e Modena al fine di verificare se, come ipotizzato, Corvino o’ malese si stesse adoperando per riorganizzare il gruppo criminale disarticolato lo scorso anno dalle indagini della Procura Antimafia di Bologna.
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