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Parte all’Asl Caserta l’era delle impronte digitali ‘anti-assenteisti’ con qualche dubbio sulla privacy

19 / 04 / 2017

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Giuseppe Perrotta

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Il governatore Vincenzo De Luca lo aveva annunciato dopo l’ennesimo caso di ‘assenteismo’ nell’ospedale di Loreto Mare venuto a galla grazie alle indagini dei carabinieri, ma adesso le ‘impronte digitali’ anti furbetti stanno per diventare realtà. All’Asl di Caserta, nella sede centrale di via Unità Italiana, è stato già avviato il procedimento per l’attivazione della registrazione degli accessi tramite la rilevazione dei dati biometrici. Secondo quanto messo nero su bianco dal dirigente Michele Tari, responsabile del servizio Controllo di Gestione e Sistema Informativo, ed avallato dal direttore generale Mario De Biasio e dai direttori amministrativo Amedeo Blasotti e sanitario Arcangelo Correra, che hanno inviato una nota a tutti i settori, “dal 2 maggio tutti i dirigenti ed il personale dei Servizi centrali operanti nella sede di via Unità Italiana registreranno gli accessi tramite rilevazione dei dati biometrici”. Quindi non basta più il badge, ma ogni dipendente dovrà toccare col proprio dito il ‘marcatempo’ e poi digitare un codice di accesso personale che gli verrà consegnato. 

Una scelta che trova la sua ‘giustificazione’ in un tentativo di debellare il fenomeno dell’assenteismo pubblica amministrazione, ma che comunque qualche dubbio lo lascia. Perché se è vero che l’esperimento è stato avviato da un anno all’ospedale Ruggi di Salerno (proprio dopo un’inchiesta della Procura sugli assenteisti) ci sono casi in cui è intervenuto il Garante della Privacy per accertare violazioni da parte di Enti pubblici che avevano provveduto ad attivare il riconoscimento con le impronte digitali. 

Nel caso dell’ospedale di Salerno, nel motivare la richiesta di verifica preliminare al Garante, la struttura sanitaria ha segnalato la specificità dei problemi riscontrati, evidenziando che, nonostante i sistemi di rilevazione delle presenze in uso, quasi la metà dei dipendenti è risultata essere sotto indagine della magistratura per essersi assentata dopo aver timbrato il cartellino o per aver timbrato per conto di colleghi non presenti. L'ospedale ha poi evidenziato che l'ampiezza e complessità della struttura non consente l'efficace adozione delle normali misure di controllo già previste dalla normativa di settore, e più volte richiamate dall'Autorità garante nel ritenere sproporzionato l'uso generalizzato dei sistemi biometrici. Le caratteristiche del luogo, infatti, non rendono possibile l'istallazione di varchi di accesso o tornelli nei pressi dei marcatempo che consentano il passaggio di una persona alla volta. E' risultato, inoltre, difficile verificare la presenza del personale in luoghi circoscritti a causa della vastità dell'area e della necessità dei lavoratori di spostarsi per servizio tra padiglioni diversi. E' infine risultato impossibile garantire un controllo costante delle presenze da parte di dirigenti che erano spesso impegnati nella pratica medica o chirurgica negli ambulatori e nei reparti dell'ospedale. Per questi motivi l'Autorità “al fine di garantire la salute pubblica, come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e considerata la assoluta specificità del caso” ha riconosciuto la necessità e la proporzionalità dell'uso dei dati biometrici per verificare l'effettiva presenza del personale in servizio.

Esempio diverso è invece quello del Comune di Zagarise in provincia di Catanzaro (provvedimento 522 del 2015), dove il Garante ha ribadito che il trattamento di dati personali biometrici, considerato che essi sono "direttamente, univocamente e in modo tendenzialmente stabile nel tempo, collegati all'individuo e denotano la profonda relazione tra corpo, comportamento e identità della persona" può essere effettuato solo previa adozione di particolari cautele. I titolari che intendono trattare dati biometrici, in particolare, dovranno sia conformare i relativi trattamenti ai principi generali di liceità, finalità, necessità e proporzionalità (articoli 3 e 11 del Codice per la privacy), sia adottare le misure e gli accorgimenti tecnici, organizzativi e procedurali prescritti in relazione a talune specifiche tipologie di trattamento. Con riferimento al contesto lavorativo, l'uso di tecnologie biometriche per finalità di rilevazione delle presenze in alcuni casi concreti è stato ritenuto dall'Autorità generalizzato e dunque non consentito, posto che in base al principio di necessità il titolare del trattamento è tenuto ad accertare se la finalità perseguita possa essere realizzata senza utilizzare dati biometrici o comunque conformandosi al principio di proporzionalità del trattamento. 

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