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ASSOLTI I FRATELLI COSENTINO | Dissequestrata la cassaforte di famiglia

03 / 07 / 2019

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Antonio Bruno

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I consiglieri della seconda sezione della  Cassazione - presidente Domenico Gallo, relatore Piero Messini D’Agostini - hanno depositato ieri le motivazioni della sentenza, emessa il 4 giugno che aveva confermato la decisione della Corte di Appello di Napoli (relatore Massimo Perrotti) con cui gli imputati erano stati assolti.

La sentenza ha anche  disposto il dissequestro dell’Aversana Petroli, la cassaforte della famiglia Cosentino. E proprio su questo punto, i magistrati della Cassazione, al punto 9 della motivazione, scrivono:  «Il motivo del ricorso del Procuratore generale sulla confisca presuppone che le società Aversana Petroli e I.P. Service fossero state utilizzate per il lavaggio dei proventi di attività illecite riconducibili al clan dei casalesi, almeno fino all'anno 2010, ipotesi che non ha trovato riscontro nel processo».

Le assoluzioni sono arrivate a cinque anni di distanza dalla retata di imprenditori, funzionari regionali e dipendenti della Q8 accusati, a vario titolo, dalla Procura di Napoli (dda) di estorsione e illecita concorrenza, reati aggravati dal metodo mafioso. L’ipotesi della Procura Antimafia non ha retto fino al terzo grado di giudizio:  il 4 giugno è crollata come un castello di sabbia per Cosentino, l’ex uomo-chiave in Campania di Silvio Berlusconi (difeso da Stefano Montone e Agostino De Caro), ma anche per il fratello, Antonio (difeso dai penalisti Vincenzo Maiello e Amedeo Barletta) e per il più grande dei fratelli, Giovanni (difeso dagli avvocati Vittorio Giaquinto e Giovan Battista Vignola).

Assoluzione per il funzionario della Regione Campania, Luigi Letizia (difeso da Claudio Botti), condannato in primo grado a cinque anni e quattro mesi. Innocenti i dipendenti della Q8 Bruno Sorrentino e Giovanni Adamiano, in primo grado condannati a tre anni e sei mesi; assolto pure l’imprenditore Michele Patrizio Sagliocchi di Villa Literno (rappresentato dagli avvocati Giovanni Cantelli e Alfonso Maria Stile).

Smontata la figura dell'accusatore principale, Luigi Gallo, che si costituì parte civile nel processo.

La Suprema Corte ha ritenuto infondati i ricorsi della pubblica accusa che "debbono essere rigettati perché proposti con motivi infondati ed in parte generici o non consentiti". "Nella valutazione del giudice di secondo grado - scrivono infine i giudici di Cassazione - non è ravvisabile la violazione del principio, da tempo consolidato nella giurisprudenza di legittimità, secondo il quale il giudice può basare il proprio convincimento  la pronuncia assolutoria è fondata non solo e non tanto sulla ritenuta inattendibilità delle dichiarazioni della stessa parte civile in ordine alle minacce ricevute (l'imputazione riporta un'unica frase in ipotesi proferita da Giovanni Cosentino durante la trattativa: "la Q8 sono io"), ma anche e soprattutto sulla genesi e sulla ricostruzione della trattativa, avviata da Luigi Gallo, nonché su dati obiettivi costituiti dalla sua pregressa situazione debitoria, dall'interesse (non proprio o dei Cosentino) in concreto perseguito dai funzionari della compagnia petrolifera, dal rischio insito nell'operazione proposta al "retista", dalla non ipotizzabile percorribilità di un intento di "spoliazione" dell'impianto che Gallo avrebbe voluto aprire a condizioni giudicate non accettabili dalla controparte".

NICOLA COSENTINO AVERSANA PETROLI
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