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BELFORTE INIZIA A FARE I NOMI «Ecco il mio uomo in Comune. Pagava lui i politici»

20 / 05 / 2015

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Giuseppe Perrotta

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Un uomo all'interno del Comune per gestire un'operazione delicatissima che avrebbe fruttato al clan Belforte miliardi su miliardi. E' quanto ha svelato il capoclan pentito Salvatore Belforte ai pm della Dda lo scorso 1 aprile. Le sue dichiarazioni sono state messe agli atti dell'inchiesta sul Centro Direzionale Vanvitelli, sequestrato nei mesi scorsi al termine di un blitz che portò all'arresto di imprenditori, affiliati e professionisti di Caserta, Marcianise e dintorni. Un'operazione che, secondo la Dda, aveva avuto la regia del clan Belforte e che il capoclan Salvatore, una volta pentito, ricostruisce nei minimi dettagli. 

«Tutta l'operazione - racconta - ha avuto inizio nell'anno 1987-1988. Si trattava di una fabbrica 'Filander' che faceva lavorazioni in tela. Nel 1987 nella fabbrica vi era un ingegnere che seguiva la curatela fallimentare in quanto l'edificio che ospitava la fabbrica stava all'asta. Io feci comprare la fabbrica per il tramite del'ingegnere di Capodrise che ha lo studio in via Santa Croce, se non sbaglio, coi soldi proventi dell'attività del clan miei e di mio fratello Domenico. Investimmo quasi 4-5 miliardi di lire per comprare la fabbrica compresi i capannoni. L'obiettivo dell'investimento era quello di lottizzare il terreno per destinarlo a zona residenziale. Io dissi all'ingegnere che non ci sarebbero state difficoltà per superare gli ostacoli burocratici in quanto avevo buone conoscenze al Comune per il tramite di Giggino Sgueglia detto la valigetta, ragioniere del Comune di Marcianise che faceva tutto quello che volevo io, facendo vincere, ad esempio, le gare d'appalto di nostro interesse; lo Sgueglia aveva rapporti coi politici locali. Io all'epoca ero latitante ed ebbi contatti con l'ingegnere che mi riferì anche delle problematiche tecniche per realizzare la speculazione edilizia in quanto la zona era vincolata per scopi industriali. Io gli dissi che avevo parlato col ragioniere Sgueglia, il quale mi aveva assicurato che non ci sarebbero stati problemi per avviare un cambio di destinazione d'uso perché sarebbe intervenuto sui politici locali per mio conto per far in modo che fosse andata in porto la variante. Io diedi i soldi contanti all'ingegnere in varie tranche per l'acquisto dell'area ma poi fui arrestato nel 1988. Quando fui scarcerato nel 1990 ripresi i contatti con l'ingegner che incontrai nelle zone di mia competenza e dopo aver ricevuto assicurazioni da parte dello Sgueglia riferii all'ingegnere che l'operazione si sarebbe fatta e si poteva andare avanti. Fui arrestato nuovamente nel mese di marzo-aprile 1991, uscii dopo due mesi circa e sempre Giggino Sgueglia mi disse che stava per essere sbloccata la situazione amministrativa in modo da rendere edificabile l'area industriale da me acquistata. Nel 1993 fui nuovamente arrestato e quando uscii dal carcere di Benevento nel 1994, parlai nuovamente con Sgueglia incontrandolo a casa mia in maniera riservata, poiché ero agli arresti domiciliari, e lo stesso Sgueglia mi assicurò che i politici di Marcianise in carica erano a nostra disposizione di qualsiasi colore politico essi fossero e che poi avrei dovuto ricompensare co regali in denaro i politici che materialmente avevano agevolato l'operazione. Io dissi a Giggino Sgueglia di provvedere lui direttamente con una parte del guadagno sull'operazione che gli avrei elargito, facendogli un grosso regalo in denaro, a pagare i politici per i servigi prestati nell'operazione».

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