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Beni confiscati alla camorra, sono 113 gli immobili assegnati nel casertano. Ecco a quali comuni

10 / 11 / 2017

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Redazione

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Sono 113 gli immobili che ieri, l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ha assegnato ai comuni Casertani nel corso della conferenza dei Servizi tenuta in prefettura alla presenza del direttore dell'Agenzia Nazionale, il prefetto Ennio Mario Sodano, e il prefetto di Caserta Raffaele Ruberto.

Diciotto sono le città in cui si trovano i beni da riutilizzare: Aversa, Cancello Arnone, Cesa, Sant'Arpino, Capodrise, Casal di Principe, Casapesenna, Caserta, Castel Volturno, Macerata Campania, Portico di Caserta, Macerata Campania, San Cipriano, San Marcellino, San Tanmaro, Santa Maria La Fossa, Sessa Aurunca, Trentola Ducenta e Villa Literno. Il valore complessivo dei 113 immobili è di circa 20 milioni di euro. Tra gli immobili, solo 58 unità fanno parte della Balzana di Santa Maria la Fossa, una delle più grandi aziende agricole d'Italia confiscata alla mafia di cui la famiglia intestataria erano i Passarelli, ma in realtà dietro c'erano le famiglie dei boss Bidognetti e Schiavone.

 Durante la conferenza dei Servizi, i sindaci dei Comuni interessati sono stati chiamati ad esprimere la loro manifestazione di interesse per la destinazione dei beni immobili che gli verranno affidati. La maggior parte avrà destinazioni sociali, ma anche alle emergenze abitative.

Nell'incontro è emerso anche il problema relativo al fatto che oramai i beni confiscati, soprattutto in certi comuni, iniziano a essere tanti più di quelli che l'ente locale è in grado di gestire. Per il futuro si ipotizza una disponibilità dei Comuni a unirsi nella gestione. "Non abbiamo ancora

 

 registrato questa disponibilità - spiega Ruberto - ma ancora non siamo nella necessità di dover sollecitare gli amministratori in questo senso. Ma è sicuramente una possibilità da prendere in considerazione". Anche sul terreno della vigilanza c'è molto da fare e, in questo, il Sodano dice di "confidare molto nella riforma sullo stretto rapporto che crea tra Agenzia e Prefettura. Nella costituzione di nuclei di supporto istituzionalizzati".

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