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Arrestato Giovanni Esposito. Era latitante da 13 anni. Stanato a Sessa col figlio ed una donna. Guarda il video del blitz

15 / 02 / 2013

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Redazione

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E' terminata dopo 13 anni la latitanza di Giovanni Esposito, 47 anni, reggente del clan dei Muzzoni di Sessa Aurunca (Caserta), individuato e arrestato dai Carabinieri in un'abitazione di Roncolise, nell'Alto Casertano, insieme a una donna, Carmela Romanelli, di 52 anni, e al figlio Biagio, di 26. Esposito era armato, ha tentato di fuggire, ma e' stato bloccato dai militari che gli hanno precluso ogni via di fuga. Il boss era stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Castrese Di Tora, ucciso nel marzo del 1993 in un bar di Sessa Aurunca: i killer fecero stendere sul pavimento il proprietario del locale e i clienti, poi spararono contro il pregiudicato, uccidendolo. Il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, si e' complimentata con il generale dell'Arma, Leonardo Gallitelli: ''E' un altro successo dello Stato nella lotta alla criminalita' organizzata'', ha detto. Esposito e' destinatario di cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere per vari reati (associazione camorristica, rapina, ricettazione ed altro) tutti aggravati dall'avere agito per conto del clan. Il latitante e' stato scovato in un'abitazione su due livelli con un'uscita verso la campagna, un escamotage studiato per avere maggiori possibilita' di fuga. Quando i Carabinieri hanno capito che si trovava in quella casa, e' scattato il blitz: passando da alcune strade secondarie, per non essere individuati, una quarantina di uomini in borghese ha circondato l'abitazione. A loro, poi, se ne sono aggiunti una trentina in divisa. Per Esposito non c'e' stato nulla da fare. Ai Carabinieri ha subito comunicato che in casa aveva una pistola e numerose munizioni: in un borsone, nascosto nella camera da letto, e' stata trovata una pistola Bernardelli calibro 9 caricata con 9 proiettili, altri 41 proiettili e due fondine. L'uomo, malgrado i 13 anni di latitanza, e' apparso estremamente somigliante alle foto segnaletiche. A differenza di altri boss ''di caratura'' aveva scelto di non vivere in condizioni di agiatezza: si accontentava di poco e non usava mezzi tecnologici, come telefoni cellulari e computer. Gli ordini li impartiva a voce, proprio per rendere piu' difficile la sua cattura. Il clan dei Muzzoni ha una sua zona di influenza nell'Alto Casertano e nel basso Lazio
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