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CAMORRA La gola profonda: "La tangente per il sindaco nelle mani di Zagaria"

26 / 04 / 2016

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Giuseppe Perrotta

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C'è una figura che emerge in maniera lampante dagli atti dell'ordinanza recapitata questa mattina all'ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro ed agli 8 arrestati nell'ambito dell'inchiesta sull'appalto pilotato per il restauro di Palazzo Teti. E' Loredana Di Giovanni, napoletana di 45 anni, già vicina all'ex assessore regionale Pasquale Sommese, raggiunta da un avviso di garanzia nel luglio scorso in seguito al quale viene interrogata dai magistrati della Dda che stanno indagando e conferma gli accordi illegali esistenti tra le parti in causa. "Conosco il sindaco di Santa Maria Capua Vetere da anni per ragioni politiche - spiega nel settembre 2015 ai magistrati-. Io frequentavo infatti la segreteria politica dell'assessore Sommese. Nel corso di alcuni eventi politici legati a questa mia partecipazione mi è capitato di conoscere diversi sindaci tra cui Di Muro. Da lì più volte è capitato di incontrarmi con lui soprattutto nel 2013 proponendogli opere in project financing che però non sono mai andate a buon fine. Notai però che Di Muro aveva un particolare interesse a portare avanti i lavori di uno stabile d'poca sito a Santa Maria Capua Vetere rispetto al quale vi erano stati dei finanziamenti pubblici. Mi disse che avrebbe indetto una gara in tal senso e che  fondi per la ristrutturazione erano stati giò accordati all'amministrazione, Mi aggiunge però che avrebbe gradito la partecipazione di imprese anche non locali senza spiegarmene il motivo. Io risposi che non conoscevo ditte di restauro ma potevo indicare una ditta che collaborava con Guglielmo La Regina (col quale viene intercettata a più riprese, nda). Per tale attività di mediazione avrei percepito una percentuale che non mi venne quantificata a titolo di compenso professionale e che mi avrebbe corrisposto La Regina". 

Di Giovanni, dunque, si mette in moto per far incontrare La Regina e Di Muro. "Non conosco il contenuto di quell'incontro che so esercì comunque stato, ma già in quella fase era a me chiaro che, per poter far vincere la ditta indicata da La Regina, occorreva pagare una percentuale. Il mio ruolo era quello di mediare tra il sindaco e La Regina ed anche quello di quantificare la percentuale che l'impresa aggiudicataria avrebbe dovuto versare a Di Muro a titolo di tangente correttiva".

Quando nascono i primi problemi, la Di Giovanni tira in ballo Alessandro Zagaria che lei ammette di aver conosciuto al 'Tempio' di Casapesenna e  di conoscere quale "amico di Di Muro". "Alessandro Zagaria mi disse che solo a titolo di favore personale si sarebbe interessato di questa vicenda. Per questa ragione su mia insistenza egli decise di incontrare La Regina, persona che comunque Zagaria conosceva avendo effettuato un servizio di catering per il compleanno della moglie. L'incontro doveva tenersi affinché si decidesse a fissare una percentuale da corrispondere a Di Muro. Venne pertanto stabilito che la percentuale doveva essere del 3% come venne da noi concordato in un incontro che si tenne a piazza dei Martiri a Napoli nel novembre 2014. La provvista ammontava a circa 70mila euro che dovevano essere versati in più tranche. Siccome avevamo bisogno di giustificare il contante con cui versare la tangente il proposi a La Regina di utilizzare un ingegnere di Melito per una falsa fattura".

Il pagamento della tangente avvenne poi nei pressi di un albergo di Caserta. "La consegna - afferma ancora la Di Giovanni - è avvenuta nei pressi dell'Hotel Plaza. Zagaria giunse sul posto in compagnia di Fabrizio Pepe, presidente della comunità montana del Matese che io già conoscevo e dopo aver ricevuto la vista si allontanò chiedendomi di fare compagnia a Pepe in attesa del suo ritorno che avvenne dopo trequarti d'ora. Io e Pepe salimmo a bordo della mia macchina e non parlammo di questa vicenda ma di un'altra gara che era quello del recupero Irap per conto dei Kibernetes srl della Comunità Montana del Matese".

Loredana Di Giovanni, alias la rossa, viene considerata dagli inquirenti 'parzialmente collaborante' visto che ha cercato di tenere defilato Zagaria quale protagonista dell'operazione, tirandolo in ballo quale 'cortesia personale' che gli avrebbe fatto.

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