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CAMORRA Negozi di abbigliamento, pompe funebri ed il bar dell'ospedale nella lista degli estorti

03 / 11 / 2014

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Giuseppe Perrotta

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Una ditta di pompe funebri di Maddaloni, imprenditori edili ed agricoli, titolari di negozi di abbigliamento e finanche il gestore del bar dell'ospedale di Maddaloni, finito da poche settimane al centro di un'altra inchiesta della Dda relativamente proprio alla gestione. Sono queste le vittime (leggi qui) scelte dagli affiliati al clan Belforte che fanno capo alla famiglia D'Albenzio, Pasquale Magliocca, Giuseppe Martino e Nicola Loffredo (leggi qui). Ma quello che emerge dalle oltre 600 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare è che molti imprenditori, dopo aver pagato almeno alla fine degli anni '90, hanno smesso di versare quote al clan (vedi video e foto degli arresti), pur se solo in pochi hanno presentato le denunce alle forze dell'ordine. Tra coloro che venivano vessati ci sono anche i titolari dei negozi Tramontano di Maddaloni, Gesori di Maddaloni e Caserta.

Tra i verbali spunta anche quello di Alfonso Valentino, titolare della Valentino Trans e socio della ditta di pompe funebri Iorio di Maddaloni, che racconta come nel 2009, dopo aver deciso di non pagare più le tangenti al gruppo di D'Albenzio, fu vittima di un attentato, quando gli vennero sparati 9 colpi di pistola contro l'abitazione. «In prossimità di Natale del 2009 - racconta la vittima - si presentò Andrea D'Albenzio, figlio di Giorgio che era detenuto a riscuotere il rateo e gli comunicai che non avremmo più pagato. Alla scarcerazione del padre Giorgio nei primi mesi del 2010, fui avvicinato da questi sul piazzale della mia azienda. Ma questa parte della storia vi è già nota  poiché da questo mio diniego è poi scaturita l’esplosione di nove colpi cal. 9x21 nella mia abitazione, col rischio che io o qualcuno dei miei famigliari potessimo rimanere uccisi. Per la viltà dell’azione immediatamente denunciai la vicenda estorsiva partendo però dai fatti del Natale 2009».

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