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Camorra in ospedale a Caserta, parte il maxi processo per politici, manager ed imprenditori

23 / 11 / 2015

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Giuseppe Perrotta

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Appalti truccati all'ospedale di Caserta, è iniziato questa mattina il processo a carico degli indagati tra cui spiccano politici e funzionari dell'azienda ospedaliera Sant'Anna e San Sebastiano. Alla sbarra ci sono Remo D'Amico, 57 anni; Elvira Zagaria, 49 anni, sorella del boss Michele Zagaria; il consigliere provincia di Forza Italia Antonio Magliulo, 61 anni; Raffaele Donciglio, imprenditore e socio R.D Costruzioni, 47 anni; il dirigente dell'Unità operativa ospedaliera di Caserta Bartolomeo Festa, 65 anni; Vincenzo Cangiano, imprenditore e socio Edoiea Srl, 32 anni; Orlando Cesarini, imprenditore e socio Odeia Srl. 68 anni; Domenico Ferraiuolo, imprenditore e socio Odeia Srl, 39 anni; Gabriele D'Antonio, amministratore unico Odeia Srl, 46 anni; Luigi Iannone, imprenditore, 37 anni; l'ex direttore generale dell'ospedale di Caserta e dell'Asl di Caserta Francesco Alfonso Bottino, 72 anni; Salvatore Cioffi, imprenditore, 66 anni; Antonio Della Mura, imprenditore, 56 anni; Roberto Franchini, consulente Ivs Italia, 54 anni; il dipendente dell'ospedale di Caserta Nicola Frese, 66 anni; l'ex direttore amministrativo dell'Asl di Caserta Giuseppe Gasparin, 64 anni; il dipendente dell'ospedale di Caserta Antonio Maddaloni, 37 anni; il dipendente dell'ospedale di Caserta Paolo Martino, 46 anni; Mario Palombi, imprenditore, 51 anni; l'ex consigliere regionale Angelo Polverino, 57 anni; Giuseppe Porpora, imprenditore e socio Komè Srl, 45 anni; il dipendente dell'ospedale di Caserta Rocco Ranfone, 44 anni; il dipendente dell'ospedale di Caserta Giuseppe Raucci, 58 anni; il dipendente dell'ospedale di Caserta Umberto Signoriello, 45 anni, (ex assessore del Comune di Maddaloni). Il processo è stato aggiornato al 30 novembre per il conferimento dell'incarico per la trascrizione delle intercettazioni.

Tre gare d'appalto a cui vanno aggiunte decine e decine di affidamenti diretti. E' quello su cui si è focalizzato l'attenzione della Dda di Napoli che ha indagato sull'ospedale di Caserta. Nel mirino sono finite la gara d’appalto per la tinteggiatura e lavorazioni accessorie e/o affini del valore di  450.000 euro oltre IVA (ditta favorita: ditta individuale Luigi Iavarone); la gara d’appalto per l’affidamento delle manutenzioni degli immobili consistenti in lavori edili e lavori affini del valore di 150.000 euro oltre IVA (ditta favorita: Odeia Srl); la gara d’appalto per l’affidamento del servizio di gestione  e manutenzione degli impianti elevatori del valore di 1.189.500 euro oltre IVA (ditta favorita Kome’ Srl); affidamenti diretti di lavori posti in essere in mancanza dei necessari requisiti di legge (si è constatata l’assoluta mancanza dei criteri di rotazione, trasparenza, pubblicità e parità di trattamento previsti dall’art. 125/8 D.Lgs. 163/06) sempre alle medesime ditte dal 2006 ad oggi, per un valore totale di oltre 3.000.000 di euro (ditte favorite: ditta individuale Luigi Iavarone, ditta individuale Salvatore Cioffi, Odeia Srl, Piccolo, Dm Soffitti Sas); l’affidamento diretto della gestione del bar e delle macchine distributrici di bevande ed alimenti, con danno erariale stimato (per il consumo di forniture pubbliche e l’occupazione del suolo pubblico) in oltre 50.000 euro a far data dal 1 gennaio 2010 ad oggi (ditte favorite: ditta individuale Mario Palombi e Ivs Italia SpA di Bergamo).

Al centro di tutta l'inchiesta c'era Francesco Zagaria, cognato del capoclan Zagaria, morto prima dello scoppio dell'indagine. Il fiduciario del boss Michele Zagaria, quasi tutti i giorni, si recava in giacca ed in cravatta all'ospedale ''Sant'Anna e Sebastiano'' di Caserta per curare gli affari del clan dei Casalesi. Il marito di Elvira, sorella di Michele Zagaria, era spesso presente nell'ospedale di Caserta con l'obiettivo di condizionare gli appalti. Dopo la morte di Francesco Zagaria e l'arresto di Michele, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, ad assumere un ruolo determinante sarebbe stata Elvira. La donna avrebbe avuto il compito di gestire gli ingenti capitali illeciti derivanti dall'attività delle imprese legate al clan.

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