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CASALESI La resa del latitante accusato dai pentiti di due omicidi: trovato nel covo

21 / 04 / 2017

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Redazione

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I carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, diretti dal Ten. Col. Nicola Mirante, in via De Amicis a Lusciano, hanno rintracciato e catturato il pluripregiudicato Claudio Giuseppe Virgilio, 40 anni, esponente apicale del clan dei Casalesi – fazione Iovine, irreperibile dal settembre 2016 e destinatario di  ordinanza applicativa misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su proposta della DDA, poiché ritenuto responsabile degli omicidi di Gennaro Chiara e Antonio  Bamundo, avvenuti nel 2000, rispettivamente, a Frignano e San Marcellino.

Virgilio è stato accusato da diversi pentiti ed incastrato per gli omicidi insieme con Nunzio Clarelli, 39 anni, già detenuto. Virgilo, che si era reso irreperibile dal 15 settembre 2016 violando gli obblighi derivanti dall’applicazione della misura della sorveglianza speciale, risulta aver fatto parte del gruppo di fuoco utilizzato per la commissione degli omicidi Di Chiara e Bamundo. Il gip ha concordato la ricostruzione investigativa secondo la quale i due omicidi furono decisi da Michele Zagaria e da Antonio Iovine, all’epoca dei fatti a capo del clan dei Casalesi, ed affidati a Bruno Lanza, 48 anni, il quale ne ebbe a curare le successive fasi organizzative ed esecutive. 

E’ stato accertato che Lanza insieme a Nunzio Clarelli e Claudio Giuseppe Virgilio, su disposizione di Antonio Iovine, eseguì l’omicidio di Gennaro Di Chiara il 20 febbraio 2000 a Frignano, nei pressi di un bar ungo via della Libertà; la vittima, appartenente ad altra fazione dei Casalesi, fu punita per aver rivolto esplicite minacce di morte a Bruno Lanza dopo un litigio determinato da ragioni di controllo e gestione delle attività estorsive a Frignano.

Virgilio, su disposizione di Enrico Martinelli e Michele Zagaria (questi ultimi già destinatari di ordinanza di custodia cautelare per il medesimo omicidio) si rese responsabile, nel maggio del 2000, anche dell’omicidio di Antonio Bamundo eseguito presso un distributore di carburante a San Marcellino; la vittima, appartenente alla fazione guidata da Vincenzo Zagaria, fu punita perchè ritenuta responsabile di aver fornito alle forze dell’ordine indicazioni utili alla cattura di Michele Zagaria all’epoca latitante.

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