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Il tribunale accoglie il ricorso di un’insegnante casertana assegnata a Monza

10 / 01 / 2017

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Valentina Martinisi

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Con ordinanza n. 6581 del 18/12/2016, il Tribunale di Monza – Sezione Lavoro, nella persona della dott.ssa Serena Sommariva, giudice del Lavoro, ha dichiarato l’illegittimità del trasferimento nella provincia di Monza di una docente casertana, accogliendo così le motivazioni addotte con il ricorso patrocinato dall’avv. Antonio Rosario De Crescenzo, con studio a Caserta. All’attenzione del Tribunale è stato portato il caso di una docente di Caserta, C.L., la quale per effetto delle disposizioni della Buona Scuola, dopo aver partecipato alle operazioni di mobilità “straordinaria” in ambito nazionale avviate dal  Ministero dell’istruzione, pur vantando un notevole punteggio ed avendo espresso con la relativa istanza l’ordine delle preferenze territoriali, si era vista trasferita d’ufficio in Lombardia. Tuttavia, contrariamente a quanto sostenuto in più occasioni dall’ex ministro Stefania Giannini (ma anche dalla Avvocatura dello Stato costituitasi nel giudizio), la docente è riuscita a dare prova in Tribunale del fatto che le operazioni di mobilità straordinaria si sono caratterizzate - fin dall’inizio - per una serie di anomalie ed irregolarità, tali da inficiarle radicalmente. In particolare, si è dimostrato che il MIUR, procedendo con criteri poco trasparenti ed in palese violazione dei principi di imparzialità e buon andamento, ha provveduto ad assegnare sedi territoriali ricadenti in regioni maggiormente ambite (es. Campania e Lazio) a docenti privi di ogni titolo di precedenza e comunque con minor punteggio rispetto a quello vantato dalla ricorrente, che invece si è vista assegnare una sede di lavoro a centinaia di chilometri dalla propria residenza. Vane sono risultate le rimostranze esperite presso gli uffici scolastici competenti, per cui la docente si è vista costretta ad adire le vie legali dove, con ricorso d’urgenza, ha chiesto di accertare l’illegittimità dell’operato dell’amministrazione scolastica e di essere assegnata, sulla base del punteggio vantato, presso una diversa sede di lavoro ricompresa nell’ambio della regione Lazio, espressa tra le prime preferenze con la domanda di mobilità. Richieste che hanno trovato pieno accoglimento in Tribunale, che ha dichiarato illegittimo il trasferimento della docente nella regione Lombardia ed ha ordinato la riassegnazione dell’insegnante nella sede lavorativa spettante di diritto e ricadente nell’ambito Lazio (indicato tra le prime preferenze con la domanda di mobilità), ritenendo sussistenti anche i presupposti per la tutela cautelare richiesta con il ricorso patrocinato dall’avv. De Crescenzo “…considerato che l’attuazione dell’erroneo provvedimento adottato dal MIUR comporterebbe il trasferimento della ricorrente a notevole distanza dalla sua attuale residenza (sita in un Comune della Provincia di Caserta) ed il suo distacco dal nucleo familiare (nel quale è presente una figlia di due anni), con conseguente sacrificio di interessi, anche di natura personale e relazionale, insuscettibili di risarcimento per equivalente…”. A parere dell’avv. De Crescenzo: “Per la docente mia patrocinata Giustizia è fatta e potrà finalmente riabbracciare la propria famiglia, ma sono ancora molti i ricorrenti nell’attesa di essere riassegnati sui posti ad essi legittimamente spettanti. E’ evidente che il MIUR non ha rispettato quanto previsto dal contratto integrativo sulla mobilità 2016, per cui gli esiti dei trasferimenti sono stati impugnati dinanzi ai tribunali di mezza Italia e prima ancora al Tar del Lazio, che ha sospeso l’O.M. di indizione della relativa procedura. La pronuncia in argomento costituisce senz’altro un importante precedente giudiziario e fa ben sperare in ulteriori accoglimenti”.

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