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Arterrima presenta la personale di Francesco Paoloantoni "Il dado e il tratto"

20 / 10 / 2015

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Francesca Pagano

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Arterrima, la contemporary house gallery di Caserta, (Corso Trieste 167) presenta la mostra personale di Francesco Paolantoni, dal titolo “Il dado e il tratto”. Il vernissage è in programma per sabato 24 ottobre alle 18,30. L’esposizione sarà aperta fino al 14 novembre prossimo. Diciotto le opere-mosaico esposte realizzate con dadini di pane o cubetti di argilla. A queste si aggiungono nove opere su carta di taglio pittorico. Alcuni dei lavori provengono dal Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) dove l’artista ha esposto circa un anno fa. L’esposizione rimarrà aperta fino al 14 novembre. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con Il Salotto delle Culture, media partner Ondawebtv. In occasione dell’inaugurazione sarà presentato il catalogo con testi di Enzo Battarra e Luca Palermo. Battarra scrive: “L’urlo di Munch trova casa nell’azzurro di Napoli, all’ombra di un Vesuvio fumante. È questa una delle immagini, un po’ ironiche, un po’ paradossali, a volte anche un po’ scanzonate, che Francesco Paolantoni, sì, proprio lui, il versatile attore napoletano, ha realizzato per questa mostra alla galleria Arterrima. Il corpus dell’esposizione è dato da un ciclo di lavori in mosaico, dal taglio grafico ed essenziale, dove sono rappresentati personaggi noti e oggetti di uso comune. Tutti inquadrati in primo piano, con un taglio che potremmo definire televisivo”. Il critico poi aggiunge: “A questa produzione si accompagnano alcune opere su carta, che in forma pittorica riprendono il tema del mosaico, pur avendo una loro autonomia e un’ulteriore straordinaria freschezza compositiva”. Quindi, Palermo: “La materia, da sempre al centro dei ragionamenti e delle sperimentazioni artistiche, è per Francesco Paolantoni qualcosa che vive, che pulsa; qualcosa di cui lo spettatore, volendo, potrebbe nutrirsi, non solo metaforicamente: la scelta di utilizzare la pasta di pane per le sue composizioni allontana il fruitore da una concezione statica dell’opera d’arte; non più qualcosa destinata a durare nel tempo, quanto piuttosto qualcosa che subisce il tempo, che potrebbe mutare con il suo scorrere inesorabile. Ed è stato proprio questo continuo mutare della materia che ha spinto l’artista a creare, manipolando l’argilla, dei surrogati del pane, al fine di preservare l’opera, mantenendone, tuttavia, forme e significati”.

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