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Caserta. Del Gaudio a casa, Ventre già parla di programmi. E si vocifera di una sua candidatura

26 / 05 / 2015

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Redazione

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Dopo una lunga assenza dagli scenari politici attivi, Riccardo Ventre torna a far sentire la propria voce. L’ex presidente della Provincia di Caserta affronta il caso del Comune e delle dimissioni  dei consiglieri che hanno mandato a casa il sindaco Pio Del Gaudio, lanciando addirittura le basi di un programma sul quale lavorare in vista del prossimo anno. Un’autocandidatura a sindaco? Non ora, anche se il nome di Ventre è tornato a circolare con insistenza proprio nelle ultime ore. E questo suo intervento, che pubblichiamo integralmente, sembra dare forza a quella che fino ad oggi sembra essere solo un’indiscrezione.

 

«Lo scioglimento anticipato di un Consiglio comunale, con la conseguente gestione commissariale, già di per sé costituisce un fatto traumatico per la Comunità che lo subisce.

Quando poi di scioglimenti anticipati se ne hanno tre di seguito, con maggioranze sia di centrodestra sia di centrosinistra, elette con votazioni direi quasi plebiscitarie, i fatti travalicano il semplice venir meno della fiducia nei confronti del Sindaco o comunque un dissenso significativo nell’ambito del gruppo di maggioranza, per assumere i connotati che vanno individuati ed analizzati per evitare che ai tre possano eventualmente seguire anche un quarto e, perché no, ancora altri scioglimenti.

L’analisi è complessa e, nel caso delle ultime dimissioni dei diciassette consiglieri comunali, non può essere fatta a caldo e soprattutto a pochi giorni dalle elezioni per il rinnovo del Presidente della Regione e del relativo Consiglio.

Si rischia in questi casi di collegare le due cose con la conseguenza di non ricercare le cause vere.

Coerentemente con questa premessa mi astengo dal tentare di trovare le cause, cosa che farò appena completata la tornata elettorale.

È necessario tuttavia, e direi quasi eticamente doveroso, per chi come me si occupa di queste cose, ama questa terra, avendo ad essa dedicato tutta o quasi la sua vita politica, per chi come me di questa Provincia è Presidente Emerito, fare anche a caldo qualche considerazione e soprattutto qualche invito e qualche proposta.

La considerazione è che il fenomeno, come innanzi detto, riguarda un po’ quasi tutti i partiti e soprattutto gli schieramenti. Da ciò non si può non dedurre che in essi esiste, ed è purtroppo radicato, un malessere generalizzato che in parte è la proiezione provinciale di ciò che sta avvenendo nei partiti a livello nazionale; un poco ha delle specificità locali, sulle quali – a differenza di quanto avviene a livello nazionale – la classe politica locale può e deve incidere ritrovando la propria identità e soprattutto facendo prevalere l’interesse pubblico su quello privato.

Ciò introduce il secondo dei punti che intendo trattare, ossia l’invito.

Il mio, più che un invito, è un appello accorato a tutti i militanti ed ai dirigenti dei partiti di rimboccarsi le maniche, di vedere l’amministrazione pubblica nel significato etimologico dell’espressione ossia come cosa di tutti, di sentirsi rappresentanti della Comunità anche a costo di sacrifici personali. In caso contrario non ha alcun senso la militanza politica.

Proposta. La nostra è una città nella quale, con grande tensione civile, sono sorte associazioni che ispirandosi a differenti ideologie hanno mostrato e mostrano di avere a cuore il bene della città. Molte volte tuttavia esse si sono formate, pur con nobili intenti, in contrasto con i partiti politici, con la conseguenza che abbiamo avuto ed abbiamo i "buoni e i cattivi" ossia le associazioni ed i partiti politici, in un contesto invece che dovrebbe mostrare, e soprattutto agire, unitariamente.

Che siano le associazioni allora a prendere l’iniziativa, a ricucire anche quei rapporti umani e sociali che sono alla base di ogni società che si rispetti. Siano le associazioni a prendere l’iniziativa quasi per un governo di salute pubblica, per un governo cioè che sulla base di un programma realistico e condiviso esprima, perché no eventualmente anche in maniera unitaria, un’amministrazione che duri cinque anni, nel corso dei quali si possano affrontare e risolvere i tanti problemi ancora  insoluti come, per citarne solo alcuni, quelli della viabilità, del traffico e della sosta, del policlinico, del commercio casertano, del buon funzionamento dell’ospedale- che ha grandi potenzialità umane e strutturali - quello in generale del rapporto con Napoli, l’utilizzazione della Reggia e di tutti i siti Borbonici nonché di Casertavecchia, il collegamento con la rete metropolitana di Napoli e con la stazione di Porta, di Afragola (che a breve diventerà capolinea di tutto il trasporto veloce per Roma, sia che parta da Napoli sia che parta da Caserta).

Naturalmente questi sono solo alcuni dei punti che l’ipotetico programma condiviso dovrà contenere.

In tutto ciò la popolazione casertana, la stampa tutta, dovranno dare fiducia, anche al buio, ed essere vicini a coloro che vorranno "sacrificarsi" ad amministrare la città .

Su tutto, come innanzi detto, ritornerò analiticamente con prossimi interventi.

Riccardo Ventre – Presidente Emerito della Provincia di Caserta»

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