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Fertilità e come preservarla, a San Leucio il 'Convegno internazionale di procreazione assistita'

10 / 07 / 2017

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Alessia Aulicino

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"Preservare la fertilità sin da giovani, con la stessa dedizione e attenzione dedicati agli anticoncezionali, per consentire alle coppie che da adulte lo scelgano, di poter avere un figlio ricordando che, dopo i 35 anni, diventa sempre più difficile per la donna avere un bambino per fecondazione fisiologica."

Questo il messaggio lanciato da Raffaele Ferraro responsabile di Genesis day surgery Iatropolis Caserta che insieme a Riccardo Talevi, responsabile del Dipartimento di Biologia dell'Università Federico II di Napoli, ha aperto stamani a San Leucio il convegno internazionale sulle nuove tecnologie di procreazione medicalmente assistita. Un appuntamento scientifico promosso da Ferraro che richiama a Caserta i massimi scienziati al mondo di questa disciplina medica. Ospite dell'Assise anche Gianpiero Palermo, responsabile del centro di medicina riproduttiva della Cornell University di New York, inventore della tecnica Icsi che 25 anni fa ha letteralmente rivoluzionato la procreazione medicalmente assistita. Con lui anche Yves Menezo, altro pioniere nelle colture embrionali noto in tutta Europa, lo specialista indiano Satish Adiga, Richard Anderson di Edinburgo, lo svizzero Jean Marie Wenger e gli italiani Gerardo Catapano, Gianni Baldini e Csilla Krausz dell'Università di Firenze, Maria Giulia Minasi da Roma, Liborio Stuppia da Chieti oltre a molti esperti universitari campani.

 "La fertilità ha un tempo – ha detto Ferraro, che al Genesis Day surgery ha messo in campo un progetto per offrire gratuitamente a uomini e donne la possibilità di conservare ovociti e spermatozoi in vista di una futura gravidanza – e l'unica soluzione per evitare di trovarsi fuori tempo massimo è conservare i gameti nell'età in cui non si pensa ancora ai figli".

In prospettiva, per chi è costretto comunque a ricorrere a tecniche di Pma le tecnologie si sono enormemente affinate negli ultimi anni. Oltre alla conservazione in azoto liquido dei gameti è la conservazione del tessuto ovarico la nuova frontiera. La corticale ovarica reimpiantata dopo una malattia degenerativa come il cancro, ha finora consentito la nascita di 90 bambini al mondo. E anche in Campania è una tecnica eseguita con la regia dell'Università Federico II e dell'ospedale di Avellino ma anche centri territoriali attrezzati come Genesis a Caserta possono espletare tale tecnica.

Il vantaggio rispetto alla conservazione delle sole ovocellule è la possibilità di agire immediatamente senza attendere la stimolazione ovarica e dunque consentire di attuare subito le terapie anticancro necessarie. "Con queste tecniche – ha sottolineato Gerardo Catapano, bioingegnere dell'Università di Catanzaro - si potrà in futuro, grazie a particolari bioreattori, ottenere non solo la conservazione del tessuto ovarico ma anche garantirne la coltura e procedere anche alle altre tappe della fecondazione evitando il reimpianto del tessuto così da abbattere tutti i rischi di insuccessi e anche quelli collegati alla remota possibilità che qualche cellula tumorale sfuggita ai controlli, possa essere ripiantata nei pazienti oncologici da cui è stato prelevato il tessuto ovarico".

In India, intanto, ha rivelato Adiga, si sta provando ad ottenere una spermatogenesi in vitro dai precursori degli spermatogoni, rispondendo così alle azoospermie totali che impediscono la riproduzione maschile.

Fari puntati, infine, sul trattamento chirurgico dell'endometriosi - di cui è uno dei massimi esperti all mondo è il prof. Wenger: "Una patologia infiammatoria che distrugge le fertilità agendo sull'utero, sull'ovaio, sulle tube e a vari livelli dell'apparato riproduttivo femminile, ma che può essere trattata e sconfitta se il bisturi è imbracciato da un chirurgo esperto".

 

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