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Dov'è finita la Casertana? I motivi della crisi tra società, spogliatoio ed allenatore

15 / 02 / 2016

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Giuseppe Perrotta

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C'era una volta la Casertana, prima in classifica con pieno merito, vera sorpresa del girone C della Lega Pro. Una squadra partita senza un obiettivo definito, se non quello di salvarsi il prima possibile, con un roster buono, ma che, sulla carta, non dava neanche tante speranze di poter lottare, come lo scorso anno, per un posto nei playoff. Eppure il calcio è strano ed a volte riserva delle sorprese bellissime. 

La Casertana inizia a vincere, diverte e si diverte, gioca un bel calcio e si ritrova a fine 2015 in testa alla classifica, forte di un vantaggio che, nel corso della stagione, è arrivato anche a 6 punti sulla seconda. 

Ma oggi, appena un mese dopo il rientro dalla pausa natalizia, di quella squadra restano solo vaghi ricordi. Si è iniziato coi pareggi in rimonta (delle altre). Poi la sconfitta di Matera ed il nuovo stop di domenica allo stadio Pinto contro la Juve Stabia (un'altra rimonta). Così Nicola Romaniello diventa un allenatore in bilico, la società parla di "pareggio che cambia i piani" ed i tifosi si 'sfogano' sui social. 

Come è possibile questo mutamento in così poco tempo? Noi abbiamo trovato tre elementi che, forse, hanno segnato il percorso di questo mese. Tre motivi sui quali riflettere e trovare gli accorgimenti se si vuole continuare a lottare per un sogno chiamato Serie B.

La società. Il presidente Corvino fino a dicembre inoltrato ha continuato a parlare di salvezza. Poi è iniziato il mercato di gennaio e sono arrivati in serie i vari Jefferson, Matute, Marano e via dicendo ed anche la società sembrava aver scrollato via le paure: "Lottiamo per qualcosa di importante" si iniziò a dire. Da queste dichiarazioni, la situazione è precipitata. Troppe rimonte subite. Pressione psicologica? Forse. Ma forse inserire 7 pedine (Jefferson, Matute, Marano, Potenza, Bonifazi, Giannone, Som) in una sola sessione di mercato (per lo più quella invernale) non è stata la scelta migliore. Si è cercato di migliorare la rosa, sul piano qualitativo e quantitativo, senza pensare che i 'nuovi' hanno sempre bisogno di tempo per adattarsi e, soprattutto, senza guardare all'aspetto umano. Se la Casertana riusciva a vincere spesso era anche perché c'era l'entusiasmo (oltre ai tifosi, encomiabili sempre) a trainare il gruppo. Ma, ora, quel gruppo di fatto non c'è più.

Lo spogliatoio. E qui si collega il secondo punto della nostra analisi: lo spogliatoio. Chiunque abbia giocato a calcio e vinto campionati, ripete sempre lo stesso refrain: per vincere c'è bisogno di un gruppo unito e la spinta migliore deve arrivare dalla panchina. Chi sia il saggio a cui affidare questa citazione, che si tramanda da quando è stato inventato il calcio, non lo sapremo mai. Ma ha detto una sacrosanta verità. Basti vedere un piccolo, singolo aspetto. Fino a dicembre, ad ogni gol della Casertana, tutti i panchinari si riversavano in campo per esultare e gasare i propri compagni. E, spesso, l'esultanza finiva addosso al fenico. Oggi non avviene o, comunque, in misura ridotta. Tra partenze ed arrivi, nello spogliatoio, sono cambiate 12 persone, 12 uomini, 12 caratteri. E sembra essere svanita quell'alchimia che aveva dato forza ad un gruppo capace di andare ben oltre la sua forza (sulla carta, s'intende). Soprattutto, sono andati via alcuni calciatori che avevano Caserta (oltre la Casertana) nelle vene. I nomi inutili farli, sono nella testa e nei cuori dei tifosi. Gente che se stava in panchina, soffriva come se fosse in campo. E se era in campo era capace di cacciare il sangue dagli occhi solo per rendere onore alla maglia ed ai tifosi.

L'allenatore. Nicola Romaniello ha tutta la stima mia (e dei tifosi). Perchè è un allenatore capace di preparare le partite al meglio (anche se forse falla ancora qualche lettura durante la gara). Durante la settimana è un martello che non molla mai. Perché il suo percorso alla guida della Casertana, fino a dicembre, è stato eccezionale. Perché ha dimostrato che, senza pressioni e lasciato libero di allenare come meglio crede, è capace di tirare fuori il 110% dai calciatori. Il problema è che oggi Romaniello si ritrova non più con una squadra che si affida cuore ed anima ai suoi 'desiderata', forse anche perché la società non gli dà la 'copertura' di cui avrebbe bisogno. Chissà se qualcuno gli ha chiesto, a gennaio, se avesse realmente bisogno di 7 rinforzi sul mercato. Chissà se oggi basteranno le parole di Corvino dopo il pareggio con la Juve Stabia a cementare la sua panchina. Certo che Romaniello, oggi, si sta giocando tanto, anche sul piano professionale. Le prossime partite diranno se può essere un allenatore di categoria (anche di rango superiore) o meno. E soprattutto se potrà essere il trainer della Casertana fino alla fine della stagione. Il che, in termini puramente storico-statistici, rappresenterebbe già un record, visto che negli ultimi 4 anni i falchetti non hanno mai finito la stagione con lo stesso allenatore in panchina.

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