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APPALTI & CAMORRA | Tangenti per ogni cappella al cimitero. 9 indagati

20 / 03 / 2018

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Redazione

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Nelle prime ore della mattinata i carabinieri di Salerno e Caserta hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal Gip presso il tribunale di Salerno, su richiesta della Procura. In particolare è stato condotto agli arresti domiciliari l’ex vice sindaco del Comune di Capaccio Nicola Ragni, accusato di induzione indebita a dare o promettere utilità. Con la stessa ordinanza il giudice per le indagini preliminari, inoltre, ha disposto l’obbligo di dimora per Rodolfo Sabelli, dirigente comunale di Capaccio, responsabile del IV settore fino a qualche settimana fa, con l’accusa di abuso di ufficio.

LE INDAGINI - Nel mirino della Procura sono finiti i lavori di ampliamento del cimitero comunale di Capaccio. Le indagini sono iniziate negli ultimi mesi del 2014 a seguito di un’interrogazione consiliare e sono proseguite nel corso dei due anni successivi con l’acquisizione di documenti pubblici, intercettazioni telefoniche e tra presenti, accertamenti tecnici, dichiarazioni rese dall’imprenditore incaricato di eseguire i lavori, rispetto alle quali sono stati ottenuti importanti e decisivi riscontri. Fin dai primi accertamenti svolti è emerso che l'intervento di ampliamento del cimitero di Capaccio era stato affidato in concessione all'Associazione Temporanea di Impresa composta da Ktesis srl (ex Giacomo Caterino Building Contractor srl), Navab Cosruzioni srl e Tekno Eco sas di Gaetano Pisciotta & C il 20 maggio 2008; dopo che vi era stata il 15 maggio 2014 la costituzione della "Società di Progetto Le Ceneri Paestum", con capitale sociale di 24 mila euro, suddiviso in 49,02 Nabav Costruzioni, 49,02 Ktesis srl, 1,96 Tekno Eco sas, l'intervento fu trasferito alla medesima società. Le indagini, quindi, hanno consentito di verificare che l’amministratore della Progetto Le Ceneri Paestum era Rossella Marino, coniuge di Giacomo Caterino, quest'ultimo titolare della maggioranza delle quote della partecipante Ktesis srl, a sua volta amministrata dal padre Paolo Caterino. L'amministratore dell'altra partecipante Nabav Costruzioni era Arturo Noviello, zio di Caterino Paolo.

IN ODORE DI CAMORRA - La Nabav Costruzioni srl era stata colpita da un’interdittiva antimafia, con decreto del Prefetto di Caserta (19 luglio 2013), mentre l’altra partecipante all’A.T.I, la Ktesis srl, aveva subito il sequestro delle quote, disposto dal gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta della DDA, in quanto accusata del reato di “turbata libertà degli incanti aggravata dal metodo mafioso”, formalmente contestato con l’applicazione della custodia in carcere nei confronti del socio Giacomo Caterino (successivamente condannati dalla Corte di Appello di Napoli il 10 luglio 2014). Quest’ultimo è il figlio dell’imprenditore Paolo Caterino, cugino di Antonio Iovine, condannato più volte con sentenza irrevocabile in quanto affiliato al clan dei “Casalesi” diventato successivamente collaboratore di giustizia. Ma, nonostante tali provvedimenti, il responsabile dell’ufficio tecnico Rodolfo Sabelli ometteva di acquisire la richiesta di documentazione antimafia. Le intercettazioni, infatti, hanno consentito di accertare l’esistenza di relazioni tra gli esponenti della società e il funzionario pubblico, confermando la natura dolosa delle violazioni di legge. E proprio su tali violazioni si fondava l’iniziativa svolta presso il Lido Mediterraneo dall’allora capogruppo di maggioranza Roberto Ciuccio, il quale, interloquendo a nome di Ragni e di Leopoldo Marrandino (consigliere comunale), intimava all’imprenditore Giacomo  Caterino di versare 2500 euro come tangente per ogni cappella da realizzare minacciando di fare ostruzionismo nel caso la richiesta non venisse accolta in modo da non consentire l’avvio dei lavori. Nove sono complessivamente gli indagati per i quali è stato emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

 

antonio iovine casalesi giacomo caterino
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