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L’ultima tappa del Festival della Legalità al ‘Fermi’ con don Luigi Merola

24 / 05 / 2016

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Valentina Martinisi

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Si è tenuto nella mattinata lunedì 23 maggio nella Scuola secondaria di primo grado "Enrico Fermi" di Cervino, il terzo incontro del "Festival della Legalità", manifestazione nata da un protocollo di intesa tra l'associazione "Solidarietà Cervinese" e l'Istituto Comprensivo "Enrico Fermi". L'incontro conclusivo, dal titolo "Il passato non deve essere dimenticato", ha visto la presenza, in qualità di testimone d'eccezione, di don Luigi Merola che ha prima portato la sua testimonianza diretta e poi ha risposto alle domande dei ragazzi. «Sono contento - ha detto don Merola - di essere qui, in questo giorno di memoria. Oggi vogliamo ricordare perché il mondo va male. L'illegalità è un'onda che continua ad infrangersi su di noi ma cui dobbiamo porre rimedio. Io sono qua per dire una sola cosa: è venuto il tempo in cui ci dobbiamo svegliare. Sono convinto che se non formiamo i bambini, nemmeno l'esercito serve in questa battaglia. Questo paese deve investire in educazione e formazione, le nostre scuole dovrebbero essere aperte fino a sera tarda: queste sono le armi contro la camorra, non le manette che arrivano quando oramai è tardi. Il male dell'Italia è l'ignoranza, per questo di eventi del genere ce ne vorrebbe uno al mese. Dobbiamo accendere mente e cuore. Oggi abbiamo distrutto i rapporti personali e la tv spazzatura ci fa conoscere solo personaggi inutili. Le mafie si combattono mettendo ordine nelle nostre vite. Il boss è stupido: o muore ammazzato o viene arrestato. Oggi stiamo facendo una lezione di vita, nella scuola che deve essere maestra di vita. Perché le colpe altrimenti sono nostre. L'augurio che vi faccio è che questa giornata faccia di voi dei cittadini consapevoli». La giornata si era aperta con i saluti istituzionali delle autorità presenti. «Noi siamo qui oggi - ha affermato  Angela Valentino, presidentessa di "Solidarietà Cervinese" - per dire, a viso aperto, contro cosa combattiamo. Noi ci ricorderemo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non di chi li ha fatto saltare in aria. Perché noi, quelli che stanno con la legalità, siamo i più forti, non loro». «Questo progetto è stato una bella cosa. Ringrazio "Solidarietà Cervinese" per la disponibilità e lo slancio nell'averci creduto, tutti i docenti per la voglia di collaborare e realizzare tutto questo e tutti voi ragazzi con l'augurio e la speranza che quanto facciamo vi renda liberi», ha ribadito la dirigente scolastica Patrizia Merola. «Voglio dire grazie a "Solidarietà Cervinese" ed alla dirigente scolastica per la sensibilità mostrata. Legalità è una parola che fa paura ai disonesti. Ragazzi, siate liberi ed onesti», ha esortato il vicesindaco Biagio Razzano, accompagnato dall'assessore all'istruzione Maria Grazia Stravino. «Anch'io dico grazie a Solidarietà Cervinese, associazione da sempre attestata su questa tematica. Le mafie non sono fenomeni che si eliminano in qualche anno, c'è bisogno di grande consapevolezza. Voi giovani dovete spazzarla, perché limita anche la possibilità di creare lavoro», ha aggiunto Gennaro Castaldi, presidente del Csv Asso.Vo.Ce di Caserta. All'insegnante Nicolò Antonio Cuscuna ed ad Antimo Rivetti di Solidarietà Cervinese è toccato invece presentare il progetto. «Progetto voluto perché la scuola e voi ragazzi possiate riflettere sui vuoti lasciati dallo stato», ha detto l'insegnante. «Quando abbiamo proposto questo progetto alla scuola, si leggeva negli occhi la contentezza della dirigente scolastica e per questo la ringrazio. Siamo qui questa mattina per lasciare un segno ed un ricordo nelle vostre menti e nella vostra personalità. Noi dobbiamo e vogliamo investire nel vostro futuro. Solo impegnandoci e non avendo paura, investendo su voi ragazzi, daremo un contributo per un futuro migliore», ha spiegato Rivetti. Ad aprire e chiudere la manifestazione due momenti artistici preparati dagli stessi alunni della scuola. La data della conclusione non è stata scelta a caso. Il 23 maggio non è un giorno qualunque, ma la data in cui, nel 1992, gli italiani hanno preso coscienza della gravità del fenomeno mafioso, con l'esplosione sull'autostrada che collega Punta Raisi a Palermo, all'altezza dello svincolo di Capaci. L'immagine della distruzione dell'autostrada e delle vite spezzate del magistrato Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani fece insorgere la popolazione. Una data fondamentale dunque per la conclusione del "Festival della Legalità", che deve essere visto come una giornata di commemorazione di quanti sono caduti cercando di opporsi al potere criminale e per guardare al futuro con gli occhi di un bambino che altro non può fare che sorridere alla vita.

 

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