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17 ARRESTI | Preso il cassiere e i rampolli del boss. TUTTI I NOMI

22 / 10 / 2019

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Redazione

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Droga e pizzo, 17 arresti. Preso il cassiere dei Casalesi ed i rampolli dei boss

Sono 17 le persone finite in manette questa mattina tra le province di Caserta, Napoli e Grosseto grazie ad un imponente blitz dei militari del Nucleo Investigativo Carabinieri di Caserta, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea nei confronti degli indagati ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso (clan dei Casalesi – fazione Schiavone), estorsione, traffico di sostanze stupefacenti e altro.

La misura cautelare colpisce elementi di spicco del clan dei Casalesi, tra i quali Giacomo Capoluongo, ritenuto l’attuale cassiere del clan, Salvatore Fioravante, referente nella zona di Trentola Ducenta e San Marcellino per quanto riguarda le estorsioni e lo spaccio di stupefacenti, Oreste Diana, figlio di Giuseppe, e Giuseppe Cantone, figlio di Raffaele, i quali - avvalendosi del potere intimidatorio dell’appartenenza al clan - si sono imposti nelle estorsioni e nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti nell’agro aversano. 

I soggetti colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere sono: 

  1. Salvatore Fioravante, 46 anni;
  2. Giacomo Capoluongo, 62 anni;
  3. Giuseppe Cantone, 30 anni;
  4. Oreste Diana, 28 anni;
  5. Nicola Fiorillo, 48 anni;
  6. Arcangelo D’Alessio, 39 anni;
  7. Manuel Verde, 27 anni;
  8. Pasquale Foria, 44 anni;
  9. Salvatore Della Volpe, 25 anni;
  10. Mariano Folliero, 58 anni;
  11. Nicola Fruguglietti, 44 anni;
  12. Tregim Erceku, 44 anni;
  13. Fidai Neziri, 39 anni;
  14. Altin Neziri, 42 anni.

L’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stata invece notificata a: 

  1. Di Costanzo, 30 anni;
  2. Luca Martino, 44 anni;
  3. Antonio Cattolico, 68 anni.

Gli imprenditori taglieggiati

Per quanto riguarda le estorsioni, il gruppo ha taglieggiato imprenditori edili, commercianti e artigiani di Aversa, Trentola Ducenta e Lusciano, con richieste che arrivavano fino a 60.000 euro o che talvolta consistevano anche in prestazioni d’opera (come ad esempio ristrutturazioni di abitazioni). Dall’attività è chiaramente emerso il potere di soggezione del clan patito dagli imprenditori dell’agro aversano, spesso reticenti anche davanti all’evidenza delle prove acquisite.

Il controllo dello spaccio

Le piazze di spaccio, controllate da Fioravante, erano materialmente gestite da Diana e Cantone, con la stretta collaborazione di Della Volpe. Fioravante aveva contatti su Secondigliano da dove faceva arrivare la cocaina attraverso due corrieri, anch’essi destinatari dell’odierna misura.

I rifornimenti dagli albanesi

Sempre per lo spaccio di stupefacenti, un altro canale di rifornimento è stato individuato in un gruppo di albanesi, i quali hanno fornito alla fazione Schiavone operante nell’agro aversano armi e droga importate dall’Albania attraverso alcuni porti della Puglia. Il gruppo, perfettamente organizzato con ruoli e compiti specifici, oltre a fornire marijuana al clan, con la complicità di un italiano, gestiva anche proprie piazze di spaccio nella provincia di Caserta (Mondragone e Castel Volturno), sulle quali l’attività d’indagine ha permesso di far luce. Allo stesso tempo è stato appurato che alcuni albanesi del gruppo, oltre alla droga, sfruttavano la prostituzione di donne bulgare e rumene nelle province di Napoli e Caserta. 

L’attività investigativa ha quindi confermato la piena attività del clan dei Casalesi, con particolare riferimento ai comuni di Trentola Ducenta, San Marcellino e Lusciano. 

 



 

ARRESTI clan dei casalesi
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