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Corruzione in Comune, l'ex sindaco Di Muro chiede abbreviato condizionato

28 / 02 / 2017

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Giuseppe Perrotta

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Nuova udienza intercolutoria del processo che vede imputato l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vedere Biagio Di Muro. La prima sezione (collegio B) del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (presidente Carotenuto) ha rigettato l’eccezione sollevata dalla difesa di Di Muro (l’avvocato Giuseppe Stellato, rappresentato in aula questa mattina dal collega Umberto Pappadia) relativa al decreto di giudizio immediato e gli avvocati hanno reiterato la richiesta di rito abbreviato condizionato per l’ex primo cittadino. L’udienza è stata aggiornata al 21 marzo prossimo, quando ci dovrebbe essere anche l’ammissione dei mezzi di prova. Secondo la Procura vi è la sussistenza di un illecito accordo che ha visto nel ruolo di corruttori l’ingegnere Guglielmo La Regina -  rappresentante legale della “Archicons S.r.l.”, società che si è occupata della progettazione dei lavori in argomento – e Marco Cascella, rappresentante legale della “Lande S.r.l.”, che si è aggiudicata il relativo appalto del valore di oltre 2 milioni di euro per il restauro di Palazzo Teti Maffuccini. I beneficiari delle “tangenti” elargite da questi imprenditori sarebbero stati il sindaco Di Muro e alcuni componenti della Commissione di gara all’uopo nominata (in specie, il R.U.P. della gara Roberto Di Tommaso e il professore Vincenzo Manocchio), che hanno favorito le aziende corruttrici mediante l’attribuzione del necessario punteggio tecnico nelle procedure di gara. La “mazzetta” corrisposta, per un valore al momento accertato di 70 mila euro, è stata contabilmente giustificata dall’emissione di fatture relative ad operazioni oggettivamente inesistenti da parte di aziende compiacenti, facenti capo al dottore commercialista Raffaele Capasso (consulente fiscale ed amico del nominato ing. La Regina), e all’ingegnere Vincenzo Fioretto. Quest’ultimo soggetto è risultato particolarmente legato ad Alessandro Zagaria, titolare del "Tempio di Casapesenna" e alla faccendiera Loredana Di Giovanni, i quali hanno ricoperto un ruolo di fondamentale intermediazione nell’ambito dell’illecita dazione di denaro.

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