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Confindustria Caserta, Morelli sotto pressione mentre De Negri festeggia il compleanno con dissidenti ed epurati di via Roma. Si lavora già al futuro?

18 / 02 / 2014

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Redazione

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“Ma come, Confindustria licenzia?” La domanda,  tra lo sbigottito e l’incredulo, rimbalza sulla bocca di politici, osservatori, ma soprattutto rappresentanti del mondo del lavoro, dopo che l’associazione degli industriali di Caserta, senza preavviso e in barba alle più elementari regole di relazioni sindacali, ha dato un frettoloso e cinico benservito a quattro dipendenti. “Se è questa la flessibilità di cui tanto si parla dobbiamo, probabilmente, riattrezzarci per tornare alle barricate”, dice il rappresentante dei lavoratori di un’aziendale elettronica al termine di una riunione sindacale, che si è svolta presso la sede degli industriali.

Il segnale dei licenziamenti, però, è letto con preoccupazione non soltanto dal mondo del lavoro, ma anche (e forse di più) dagli stessi industriali. Almeno quelli di una volta: quelli che imprese e dipendenti ce l’hanno davvero e fanno di tutto per continuare ad averceli. A dispetto della congiuntura. E che hanno rappresentato e fatto la storia dell’Unione degli industriali, in provincia di Caserta, magari prima di decidere a malincuore di andare via. Di sbattere, cioè, la porta davanti all’incalzare non della crisi, per affrontare la quale, anzi, la cultura associativa avrebbe potuto offrire non poco aiuto; ma soprattutto dell’avanzare di una generazione di imprenditori nuovi, fatta perlopiù di manager o di arrembanti capitani di piccolissime imprese di servizi, alla cui ombra è poi cresciuta e ingrassata un burocrazia interna, ormai senza stimoli, preoccupata unicamente di conservare la poltrona e le laute prebende ad essa connessa, in vista di una pensione (d’oro?) che la legge Fornero ha accidentalmente procrastinato. La stessa burocrazia che intanto ti fa fare anticamera per ore, come se l’associato dipendesse dalla struttura e non viceversa, senza peraltro restituirti il servizio per il quale il socio paga.

Sembra lo stesso percorso implosivo che da sempre gli industriali, a tutti i livelli, imputano alla politica e di cui ora sono vittime, distratti come sono – a maggior ragione capita in tempo di crisi – dalle quotidiane preoccupazioni con le banche, i ritardi delle autorizzazioni degli uffici del comune o della regione, i pagamenti all’agenzia delle entrate, l’illegalità del contesto territoriale, e quant’altro ancora.

Argomenti e riflessioni, che qualche sera fa, sono rimbalzate tra una frittella di fiori di zucchine, un panzarotto, una treccia di mozzarella e un calice di Casavecchia sui morbidi divani di Masseria Adinolfi, a Sant’Angelo in Formis, dove il presidente di Pmi Campania, Gustavo De Negri, ex presidente della Sezione serica di Confindustria Caserta, ha riunito duecento tra colleghi imprenditori e amici per festeggiare i suoi “cinquant’anni, meno due”. Argomenti e riflessioni che hanno monopolizzato la discussione della serata tra due gruppi solo apparentemente contrapposti. E cioè, da una parte, il gruppo dei cosiddetti dissidenti, i quali – come si ricorderà – fuoriuscirono da Confindustria Caserta per confluire appunto in Pmi Campania; e dall’altra, il gruppo di imprenditori che, invece, nell’associazione di via Roma, avendo ricoperto con ben altra filosofia incarichi di vertice (erano presenti almeno tre past president) vorrebbero, ora, non solo arginare la deriva provocata da Morelli e Lombardi, ma anche ricomporre la frattura con gli ex colleghi in seno all’Unione degli industriali.  
Non fosse stata la festa di compleanno dell’industriale serico diremmo che a Masseria Adinolfi, il 31 gennaio scorso, se non proprio una congiura, si è svolto un vertice (c’erano, tra gli altri, Rosario Caputo, Antonio Crispino, Carlo Cicala, Francesco Canzano, Gustavo Ascione, Massimo Orsi, Michele Izzo, Ennio Bologna, Riccardo Van den Hende, Francesco Marzano, Donatella Cagnazzo) per “ridare il perduto onore” alla maggiore associazione datoriale della provincia di Caserta. Con riferimento alla quale, infatti, alla luce della piega presa dagli ultimi avvenimenti, a dire dei presenti c’è una sola via d’uscita: sostituire urgentemente l’attuale gruppo dirigente, non più rappresentativo né della realtà industriale del territorio né, soprattutto, dello spirito associativo.

“Confindustria Caserta ha perso smalto e reputazione, in questi ultimi anni”, dice uno degli imprenditori presenti “e i particolari che sono emersi in questi giorni sulla vicenda dei quattro licenziati hanno soltanto messo nuova benzina sul fuoco. Si sono lette cose gravi, nel silenzio più imbarazzante. Intanto, la vita associativa langue, i soci vengono snobbati, non si fanno attività, non si fanno progetti, si licenziano fior di professionisti: ma per arrivare dove? ”. E c’è chi è anche meno tenero. “Confindustria, in questi anni, ha fatto soltanto due cose: ha rimesso quattrini per il Settembre al Borgo e non si capisce a quale titolo; ha partecipato ad una velleitaria promozione del progetto Capitale della cultura. Iniziative, peraltro, che – anche a causa della sovraesposizione di taluni imprenditori – hanno allontanato piuttosto che attirato nuovi interessi e imprese”. Insomma, è la conclusione: “In altri contesti, in politica per esempio, un tale gruppo dirigente sarebbe stato già costretto alle dimissioni”.
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