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CORONAVIRUS | 14 province 'chiuse' per decreto: e' vietato lasciarle. L'ELENCO

08 / 03 / 2020

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Redazione

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Tutta la Lombardia e 13 province sono diventate 'zona rossa'. È stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ad annunciarlo in una conferenza stampa alle 2,15 al termine di una serata segnata da confusione sul decreto su cui si è lavorato e che è stato largamente anticipato alla stampa quando era ancora in bozza. I provvedimenti - che secondo il premier è "improprio" definire cone la creazione di zone rosse - vietano l'ingresso e l'uscita dalla Lombardia e dalle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Novara, Asti e Alessandria, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli.

Con l'eccezione di chi si trova fuori e vuole far ritorno nella propria città di residenza. A far rispettare le restrizioni saranno le forze di sicurezza che, ha detto Conte, "saranno autorizzate a chieder conto ai cittadini dei loro spostamenti". 

"Abbiamo due obiettivi" ha spiegato il premier, "contenere la diffusione del virus e impedire il sovraccarico delle strutture sanitarie. Per quanto riguarda la prima adottiamo queste misure che 'liberano' i cittadini di Vo' Euganeo e i comuni di Lodi perché non ha più senso tenerli confinati di fronte a un contagio diffuso in tutta la Lombardia. Ma stiamo agendo con la massima determinazione per evitare il sovraccarico delle strutture ospedaliere: abbiamo predisposto il vincolo obbligatorio della solidarietà interregionale che dà la possibilità di ridistribuire i pazienti tra le varie regioni e dopo tanti giorni è stato sottoscritto un contratto che dà il via a una linea tutta italiana per la produzione di apparecchiature per la terapia intensiva per averne 500 al mese. È stiamo incrementando le linee produttive della filiera italia per la protezione individuali (mascherine, guanti e camici, ndr)".

Per il premier questo è "il momento dlel'autoresponsabilità". "Tutti dobbiamo aderire e non dobbiamo contrastare queste misure" ha aggiunto, "né pensare di fare i furbi . State tranquilli: ce la faremo, mareceremo uniti e compatti." 

Si adotta tra l'altro la misura di "evitare in modo assoluto ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori, anche all'interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da indifferibili esigenze lavorative o situazioni di emergenza, spostamenti per motivi di salute. È consentito il ritorno nella propria città di residenza". Le misure alle quali si sta lavorando scatteranno dall'8 marzo e saranno in vigore sino al 3 aprile. 

Sconsigliato qualunque tipo di spostamento a chi ha più di 37,5 di febbre e divieto assoluto di mobilità per chi è in quarantena.

Il governo dispone e conferma la sospensione di una serie di attività che vanno dai congressi medici, alle gite di istruzione scolastica agli assembramenti per partite di pallone, alle discoteche. Mentre raccomanda di nuovo alcune misure di sicurezza come il mantenimento della misura di distanza di un metro fra le persone.

Convegni, musei e discoteche

"Sono sospesi i congressi, le riunioni, i meeting e gli eventi sociali, in cui p coinvolto personale sanitario o personale incaricato dello svolgimento di servizi pubblici essenziali o di pubblica utilità; è altresì differita a data successiva al termine di efficacia del presente decreto ogni altra attività convegnistica o congressuale; sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro".

E ancora: "sono sospese le attività di pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati, con applicazione di specifiche sanzioni in caso di mancato rispetto". I musei e gli altri istituti e luoghi della cultura "sono aperti al pubblico a condizione che siano assicurate modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali che i visitatori possano rispettare la distanza tra loro di almeno un metro. In presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, le richiamate strutture dovranno essere chiuse".

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