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CORONAVIRUS | Dalla movida che non si ferma ai centri commerciali pieni: gli irresponsabili che ignorano le raccomandazioni

08 / 03 / 2020

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Redazione

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“Evitare gli assembramenti e mantenersi a un metro di distanza con altre persone”. È questa la raccomandazione, sancita anche da un decreto del Governo, che ci viene ripetuta come un mantra, ogni minuto, dai mass media e sui social. L’emergenza Coronavirus, come ogni evento eccezionale e imprevedibile, sta creando confusione e disorientamento, alimentando reazioni scomposte e illogiche.

Il caos delle ultime ore ci obbliga a riflettere sull’attuale situazione nel nostro Paese, anche per cercare, lucidamente, di mantenere la barra dritta e, con coerenza, continuare a raccontare cosa sta accadendo in Italia e, nel nostro caso, in particolare nella provincia di Caserta, nei giorni dell’epidemia. Un organo di informazione ha il dovere di fornire ai lettori notizie veritiere e accertate. 

Ma, credetemi, non è assolutamente semplice. Complici alcune scelte comunicative discutibili da parte di chi ci governa, a livello centrale e locale, la situazione sembra essere sfuggita di mano. “Evitare gli assembramenti e mantenersi a un metro di distanza con altre persone”, è il messaggio fatto passare in un primo momento senza allarmismi e nelle ultime ore con una preoccupazione crescente. Un appello, purtroppo, inascoltato.

Ciò che si sta verificando è l’esatto contrario. Con due motivazioni diverse i cittadini italiani e campani stanno contravvenendo alle imposizioni del Governo, creando capannelli e gruppi affollati, che potrebbero favorire il contagio del Covid-19.

Vedere foto sui social che ritraggono ad Aversa centinaia di giovani e meno giovani assembrati in diverse città della Campania, poche ore dopo l’accorato appello del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, dà la misura esatta del comportamento irresponsabile. Allo stesso tempo richiama alla memoria le recenti battaglie condotte ferocemente sui social dai genitori per far chiudere le scuole, gli stessi genitori che, poi, permettono ai loro figli di frequentare luoghi ancora più affollati per il semplice divertimento. Svegliamoci, siamo ancora in tempo, non è un film.

Come in una perfetta sceneggiatura di un film catastrofista, i protagonisti sono divisi in due tronconi: da un lato, quelli che in preda alla psicosi del contagio scappano dal nord verso sud, prendendo d’assalto le stazioni ferroviarie prima della chiusura delle frontiere; dall’altro, gli inconsapevoli, che riempiono le piazze e i locali della movida incuranti del pericolo Coronavirus.

Il problema è che tutto ciò non è un film, ma la cruda realtà ed è auspicabile che ognuno ne prenda coscienza: i governanti, chiamati a fornire informazioni complete e ad assumere decisioni drastiche (quando si comincerà a controllare seriamente il rispetto delle direttive del decreto Coronavirus?) e soprattutto i cittadini.

Chi si comporta in maniera irrazionale per paura deve cominciare a ragionare. Le persone che fuggono dal nord al sud, in una contro emigrazione inimmaginabile in tempi normali, devono essere consapevoli che non è questo il modo di sfuggire al contagio. Gli incoscienti che si assiepano in festini per strada, nei pub e nei locali della movida devono capire, invece, che non sono immuni al Coronavirus e il loro superficiale egoismo è un danno per la collettività.

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