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CORRUZIONE E RIFIUTI | Indagato Roberto De Luca, figlio del presidente della Regione. Il fratello è candidato a Caserta con il PD

16 / 02 / 2018

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Redazione

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A pochi giorni dal voto, l'inchiesta della Procura di Napoli corruzione e rifiuti scuote il mondo politico. E coinvolge, in distinti filoni, centrosinistra e centrodestra. A tarda sera di giovedì viene iscritto nel registro degli indagati Roberto De Luca, uno dei due figli del governatore Pd Vincenzo, l' altro figlio, Piero De Luca è candidato nel collegio di Caserta al primo posto nel proporzionale con il Partito Democratico. Lo sfondo: lo smaltimento delle ecoballe, proprio il settore di strategica bonifica ambientale su cui il presidente della Regione aveva puntato la sua missione, con il sostegno del governo Renzi. "Il premier ci dà 500-600 milioni, non è contento, ma lo fa", aveva annunciato solennemente il governatore.

L'ipotesi per De Luca jr è corruzione. Roberto è il commercialista che è stato nominato assessore al bilancio al Comune di Salerno - sembra destinato ad essere in futuro il sindaco della città legata all'ascesa di De Luca padre - mentre il fratello Piero, l'avvocato, è candidato alla Camera. Una svolta che rischia di provocare un terremoto in piena campagna elettorale.

In un altro capitolo dell'inchiesta coordinata dal procuratore capo Melillo e dall'aggiunto antimafia Borrelli, è indagato, sempre per corruzione, il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Luciano Passariello, candidato alla Camera. Una giornata convulsa, iniziata all'alba con le perquisizioni della squadra mobile e dello Sco, mentre a Napoli arrivava il dirigente del Servizio centrale operativo, il questore Alessandro Giuliano.

Nel mirino dell'inchiesta - condotta dai pm Sergio Amato, Celeste Carrano, Ivana Fulco, Ilaria Sasso Del Verme ed Henry John Woodcock - sono finiti anche l'impiegato della Sma, distaccato presso la segreteria di Passariello, Agostino Chiatto, il consigliere delegato della Sma Lorenzo Di Domenico, con imprenditori e professionisti. Nel decreto di perquisizione, si ipotizza "un accordo corrruttivo consumato in relazione ad appalti Sma", la società regionale che si occupa della gestione dei depuratori e dello stoccaggio dei fanghi. Un patto stretto tra "una cordata di imprenditori facenti capo a Nunzio Perrella, Rosario Esposito e Antonio Infantino, attraverso il professionista Carmine Damiano e Di Lorenzo, Passariello e Chiatto". Al centro dell'affare "l'affidamento di un appalto sul servizio smaltimento dei fanghi provenienti da cinque diversi depositi di stoccaggio". In cambio, sarebbero state versate "somme di denaro calcolate in percentuale sui guadagni dell'affidamento". In un terzo filone, risultano indagati anche un imprenditore, Giovanni Caruson, e l'uomo ritenuto l'attuale reggente di un clan camorristico del centro di Napoli, Andrea Basile.

Il lavoro è stato condotto con estremo riserbo dal pool di magistrati coordinati dal procuratore capo Giovanni Melillo e dal procuratore aggiunto antimafia Giuseppe Borrelli, e si è incrociato con l'imminente pubblicazione di alcuni video realizzati dalla testata on line Fanpage.

Si tratta di immagini in cui, a politici sia del centrosinistra sia del centrodestra, venivano proposti "affari" e tangenti sullo smaltimento dei rifiuti. Secondo la Procura si è strattato di istigazione alla corruzione: al punto che sia il direttore della testata, Francesco Piccinini, sia l'altro giornalista Sacha Biazzo, sono ora indagati per quel reato. Secondo la Procura, quei video e quelle condotte avrebbero provocato "un gravissimo danno alle indagini", che in particolare sul versante della Sma avevano già raccolto complessi elementi. Non a caso, nella stringata nota diffusa dal procuratore Melillo è evidenziato che le perquisizioni sono state rese "necessarie e indifferibili dalla rilevata gravità del rischio di dispersione probatoria collegato alla annunciata diffusione di notizie e immagini in grado di pregiudicare gravemente le investigazioni". Il meglio, insomma, deve ancora arrivare.

Ma la direzione di Fanpage si difende: "È chiaro che abbiamo fatto questo nell'ambito di un'inchiesta giornalistica, e abbiamo avuto un dialogo con le forze dell'ordine. Io - spiega Piccinini - ho recitato la parte di un industriale del Nord che doveva sversare rifiuti. Abbiamo incontrato camorristi che ci hanno spiegato dove sotterrarli, per 30mila euro a camion". E ancora: "Abbiamo messo una telecamera addosso a un ex boss dei rifiuti mandandolo in giro per l'Italia a incontrare industriali e politici per prendere accordi in cambio di tangenti". Tra gli indagati, non a caso, c'è anche l'ex boss di camorra e pentito Nunzio Perrella, l'uomo che 26 anni fa diede vita alla prima mega inchiesta sul business criminale degli smaltimenti.

ROBERTO DE LUCA PIERO DE LUCA APPALTI RIFIUTI PARTITO DEMOCRATICO
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