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"Cosentino fece da intermediario con Unicredit per il Centro Commerciale a Casal di Principe"

03 / 07 / 2014

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Redazione

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L'ex deputato del Pdl Nicola Cosentino fece da intermediario tra Unicredit e l'ingegnere Nicola Di Caterino, ritenuto un emissario del clan dei Casalesi, affinche' l'istituto di credito gli concedesse un finanziamento per la costruzione di un centro commerciale a Casal di Principe. Lo sottolinea il gup Eduardo De Gregorio nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso ottobre condanno' 34 persone al termine del processo con rito abbreviato "Il Principe e la scheda ballerina". L'inchiesta verteva sul tentativo da parte del clan dei Casalesi di riciclare denaro attraverso la costruzione del centro commerciale "Il Principe" e sui brogli elettorali avvenuti a Casal di Principe in occasione delle amministrative del 2010. Tra gli imputati condannati c'e' l'ex sindaco di Casal di Principe Cipriano Cristiano, che il giudice definisce "politico locale di rilievo, ben inserito nel suo partito (il Pdl, ndr) e dotato di spendibili ed in realta' usati rapporti con Cosentino, politico importante". Il gup chiarisce poi che lo stesso Cristiano, nell' interrogatorio di garanzia, confermo' che il cognato Nicola Di Caterino sollecito' "un suo intervento presso Cosentino per presentarlo ad Unicredit e per fargli avere una referenza ai fini della buona riuscita della richiesta di finanziamento, che egli esaudi' promuovendo un appuntamento tra il parente e l'onorevole ed in seguito ricevendo rassicurazione dal primo che tutto era a posto". Tra i condannati figura anche l'architetto Mario Cacciapuoti, ex capo dell'ufficio tecnico di Casal di Principe, accusato di corruzione in concorso con l'ex parlamentare del Pdl Nicola Cosentino (quest'ultimo ha scelto il dibattimento, che e' in corso davanti al Tribunale di santa Maria Capua Vetere). Cacciapuoti e' stato riconosciuto colpevole di avere offerto a Cosentino la concessione per la realizzazione del centro commerciale in cambio della sua permanenza a capo dell'ufficio tecnico, messa in discussione dallo stesso Cosentino. Cacciapuoti, scrive il gup, "accetto' chiaramente il patto corruttivo con i coimputati, portandolo ad esecuzione al solo scopo di protrarre il suo incarico dirigenziale".

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