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Crisi industriale, l`assessore Martusciello ospite della Cgil. E parte la sfida: `Non c`è ripresa se non ci sono consumi`

13 / 02 / 2014

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Pina Monteforte

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In una situazione di gravi sofferenze economiche, mancanza di lavoro e tasso di disoccupazione giovanile pari al 50%, la Cgil di Caserta propone di coniugare idee e investimenti. E’ quanto emerso dalla conferenza stampa tenutasi in mattinata presso l’Hotel Europa di Caserta e durante la quale varie sono le voci che vi hanno preso parte. Puntare sulle eccellenze e sulle professionalità distinte di questo territorio è il credo di Camilla Bernabei, segretaria generale della Cgil, per poter uscire da questa crisi e per poter riprendere lo sviluppo industriale. Non pochi sono i riferimenti della Bernabei alla storia industriale di questo territorio, una volta riconosciuto come la “Brianza del Sud” o ancora come “Terra di lavoro”. Il discorso della segretaria generale punta ai quaranta milioni di euro predisposti dal Governo e da utilizzare nel settore industriale: dal 1 marzo al 14 aprile sarà possibile presentare il bando per la presentazione di progetti che rispondano a norme europee. Di quei quaranta milioni, dodici saranno destinati alla formazione di circa novecento lavoratori casertani. Il progetto si presenta come una vera e propria occasione per la ripresa dello sviluppo industriale del territorio. L’auspicio della Bernabei è che “quei quaranta milioni abbiano un effetto moltiplicatore”; un punto di partenza dunque per poter dare al territorio le dovute risposte. Il discorso fatto da Camilla Bernabei si rivolge in modo particolare alle varie ‘istituzioni’ che hanno partecipato all’incontro prendendo parola. Domenico Zinzi, presidente della Provincia, sorvola sulle risorse messe a disposizione, ritenendo che il problema di fondo spesse volte non sia rappresentato da queste ma da un’azione che tarda a mettersi moto. Le lunghe programmazioni da parte di una politica poco propositiva sembrano essere, per il presidente della Provincia, il problema reale su cui battersi. E’ in questo discorso che va inserito la questione dell’Interporto ad esempio: “se riuscissimo a mettere in moto il volano, riusciremmo ad ottenere la risposta che questo dibattito cerca” , così come altre opere pubbliche, il cui avvio significherebbe “dare un segnale all’edilizia, il settore in cui si annidano le maggiori sofferenze”. E’ dunque “fare sistema” la proposta messa sul tavolo da Zinzi in accordo con quanto detto da Domenico Orabona, presidente CONFAPI, che però individua il dramma di questa crisi territoriale nell’aver “investito esclusivamente sulle grandi imprese” distogliendo l’attenzione da quelle che sono le piccole e medie imprese che potrebbero invece rappresentare un punto di forza per la ripresa industriale, così come il turismo, il settore, a detta di Orabona, che potrebbe creare una fitta e proficua rete industriale; un turismo che dovrebbe costruirsi sulla valorizzazione del territorio che vanta 47 km di costa e un ricco patrimonio archeologico e culturale: litorale domitio, dunque, insieme a beni culturali come la Reggia, ad esempio, rappresentano la chiave per poter dare avvio ad un uno sviluppo del turismo da non sottovalutare in relazione alla ripresa industriale. Ma questa, per il presidente CONFAPI, non è l’unica strada di uscita dalla crisi: “puntare sul Made in Italy e rafforzare l’export che è l’unico motore trainante di questo Paese” andando dunque a sostenere le piccole e medie imprese che con le loro eccellenze riescono ancora ad affermarsi su scala internazionale. Non poco distante da quanto affermato da Orabona è la posizione assunta da Tommaso De Simone, presidente della Camera di Commercio di Caserta, il quale delucida il percorso intrapreso dall’export nei primi sei mesi del 2013, grazie al quale il settore agroalimentare è riuscito a svilupparsi. Ed è la stessa posizione assunta dall’assessore delle attività produttive Regione Campania, Fulvio Martusciello,  che nell’export vede la possibilità di un rilancio. In quest’ottica si muovono i fondi pervenuti, pari a 150 milioni di euro, e di cui cinquanta verranno investiti per il marketing della comunicazione agroalimentare dando un voucher alle aziende per poter riscattarsi dal dramma della ‘Terra dei fuochi’ che ha generato non poche difficoltà in questo ambito. Lo sguardo di Raffaele Moretti, segretario Cgil Caserta, viene rivolto invece ai ‘Parchi dell’aerospazio’ con l’intento di puntare sulle risorse già esistenti come il centro di ricerca di Capua, CIRA. Quello dell’industria aerospaziale è un contesto ampio e piuttosto difficile. Inevitabile rivolgere l’attenzione alla questione degli ultimi giorni riguardante l’area Macrico segnata, a detta di Moretti, da due linee oppositive: quella comunale predisposta alla creazione di un varco aerospaziale, e quella volta invece alla raccolta di firme per salvare la zona come spazio pubblico. In risposta, il presidente di Confindustria, Luciano Morelli, nega qualsiasi tipo di opposizione: “Il Macrico è una grande area: la proposta è quella di istituire un varco dell’aerospazio sul modello di Tolosa. Non può essere considerata un’iniziativa industriale in senso stretto piuttosto culturale e turistica, in sinergia con la Reggia. Non siamo in opposizione con il Macrico Verde”. In merito alla ripresa industriale, Morelli punta ad un “sistema governativo che riduca un costo del lavoro non gli stipendi”. Alla base vi è dunque l’auspicio di una politica industriale che riesca a fornire una risposta politica e compatta: inevitabile è il riferimento al caso Indesit che per qualcuno, come Massimiliano Gugliemi, è vittima di un vero e proprio “omicidio colposo” da parte di un sistema politico e istituzionale, così come il caso dello stabilimento 3M: “Mi hanno tolto dal ciclo lavorativo, vivo la crisi, mi negano il diritto di lavorare. Vorrei uno scatto d’orgoglio da parte dei sindacati e della politica” è la testimonianza del signor Cutillo, ex lavoratore della 3M, che vive in prima persona la crisi economica generata da un’industria sempre più destinata ad incrinarsi. E’ di fronte a tutto ciò che il segretario nazionale confederale Cgil, Elena Lattuada, pone alle basi di una ripresa nazionale la produzione e il lavoro in un percorso che non può non tener conto di un turismo locale a rilento a discapito di un ricco patrimonio culturale. Occorre dunque un’accesa valorizzazione e difesa del territorio: “E’ solo difendendo l’esistente che può essere assicurato il futuro” afferma la Lattuada il cui discorso abbraccia anche la difesa dei posti di lavoro e la ripresa dei consumi interni: “Non c’è ripresa se non ci sono i consumi: le risorse vanno orientate verso i lavoratori e il sistema industriale”.
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