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Il Decreto Dignità oscura la pubblicità dalla vita degli italiani (ma non dalle riviste specializzate)

19 / 07 / 2019

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Redazione

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Ormai è ufficiale, si è arrivati a tanto atteso giorno: da questa settimana il Decreto Dignità è vigente a tutti gli effetti, dopo un anno esatto dall’effettiva entrata in vigore. La pubblicità viene quindi ufficialmente bandita, sotto ogni sua forma e anche tramite mass media generalisti, per la gioia di Luigi Di Maio, che su tutti ha voluto questo decreto-legge per il contrasto al gioco d’azzardo patologico, rafforzato poi anche dalle linee guida di AGCOM dello scorso aprile. La pubblicità, in Italia, sul gioco è totalmente oscurata.

Divieto totale o parziale, una differenza ancora sottile e non meglio chiarita ma che in alcuni campi va in un’unica direzione: divieto totale. Come nel calcio, se è vero come è vero che la Serie A perderà i 35 milioni circa annuali provenienti dal gaming e che le squadre hanno utilizzato come fondamentale risorsa negli ultimi anni. Anche dalle maglie scompaiono le pubblicità e gli sponsor. Perde anche l’Associazione pubblicitari: circa 150 milioni.

Siamo ad un anno esatto dall’entrata in vigore del Decreto e, nonostante l’anno di transizione concesso dall’attuale esecutivo, le cose non sono andate per il meglio ed il Decreto, con le conseguenti linee guida, ha lasciato più dubbi che altro. La legge ha ricevuto solo una parziale lettura ed i dubbi, ad oggi, sono tanti, forse troppi e non si risolveranno in pochi chiarimenti. Urgerebbe, a questo proposito, un riordino. L’ennesima promessa disattesa da questo Governo, ancora oggi. Intanto però è un dato di fatto: la pubblicità scompare dalla tv generalista, dalla pay-tv, dai giornali e dalle radio. Ma resta sulla stampa specializzata di settore. Nonostante una filiera colpita e percossa in ogni sua componente, i dubbi, però, restano. Tante e troppe sono le domande, nulle le risposte.

C’è però una volontà: quella dell’industria, di difendere a spada tratta il presidio del gioco legale, senza voler né aumentare il business né espandere i profitti. Intanto ad oggi anche Comuni e Regioni chiedono a gran voce un riordino sempre rimandato e disatteso. Quanti, invece, continuano ad investire restano a bocca asciutta: c’è sempre e solo un divieto come risposta. Intanto, però, sarà l’iGB Live di Amsterdam ad occuparsi del tema. Si tratta della kermesse principale dedicata al gioco online, in programma fino al 19 luglio, con un panel apposito dedicato al divieto italiano, in cui si proverà a far chiarezza sulla situazione.

Al Governo, intanto, la caccia alle streghe si è momentaneamente placata. Nel corso dell’ultimo anno l’esecutivo ha provato a mettere mano su un restyling del settore, come il rilancio del Totocalcio. Potrebbe essere una nuova opportunità, questa come altre, sia per il gioco, sia per lo Stato. In attesa di un riordino, o meglio ancora, di una vera e propria riforma che possa salvare una delle colonne portanti dell’economia nostrana.

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