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'Delitti in bianco & nero a Caserta': Terlizzi presenta il suo ultimo libro

08 / 05 / 2017

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Redazione

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Sarà presentato giovedì presso l’Università della Terza Età a Santa Maria Capua Vetere ‘Delitti in bianco e nero a Caserta’, , un viaggio in “Terra di Lavoro” attraverso la morte la passione, la vendetta e l’odio. Il libro del giornalista Ferdinando Terlizzi è il compendio di circa 70 racconti di altrettanti delitti con i relativi processi quasi tutti accaduti in provincia di Caserta ad eccezione di alcuni che hanno coinvolto casertani fuori della nostra provincia.  Episodi  raccapriccianti,  con moventi incredibili e quasi irreali come l’assassinio  di Enrico  Gallozzi e il suo fattore. Ve ne sono alcuni  addirittura  mostruosi.  Vale per tutti quello della fanciulla che uccise la nonna su istigazione del padre e che una volta condannata si suicidò lanciandosi dalle trombe del carcere di Pozzuoli.  Oppure il parricidio di un operaio che uccise un “padre-padrone” con sette martellate e i cittadini di Marcianise fecero una colletta per la sua difesa. Sarà curioso e intrigante leggere la storia di quella ragazza che accusando ingiustamente il padre di incesto – per nascondere la sua condizione di essere stata sedotta dal fidanzato -  decise di ucciderlo con il veleno che invece uccise la nonna. Può paragonarsi invece, ad una novella di Boccaccio,  il fratricidio di un sacerdote il quale - dopo aver sedotto due sorelle -  (di cui una minorenne) obbligò un fratello a sposarla.  E ancora quello di un uomo che la sera dell’ultimo dell’anno fece entrare la sua amante in casa e mentre questa teneva per i piedi la moglie (incinta per un quarto figlio)  lui la strangolò mentre i tre figli dormivano nel letto accanto. Unico testimone il presepe allestito nella povera stanza.  Particolare  anche la vicenda di un contadino dell’agro aversano  il quale avvelenò la moglie, il suo figlioletto di pochi anni e uccise il fidanzato della cognata,  più giovane della moglie, perché voleva sposarsela. Drammatica è anche la vicenda di quel marinaio di Marzano Appio che fracassò il cranio al comandante della nave, (era uno della nobile famiglia  Doria di Genova),  per rubare dalla cassaforte 5 milioni. Fu condannato all’ergastolo. Triste e dolorosa la tremenda vendetta di una maestrina di Sant’ Andrea del Pizzone che per uccidere il suo seduttore (che era già sposato, era di Capua ed aveva un figlio piccolo)  sparò  il giorno della festa paesana tra la folla e uccise anche altri due innocenti e ne ferì alcuni. Poi  alcuni racconti sono dedicati ai cosiddetti “mass-murderer”, ai serial killer: Carlo Panfilla, che uccise sette persone perché l’avevano “guardato storto”; all’agente di custodia Domenico Cavasso, che fece una strage all’Ipoteca per la sua eredità, uccidendo 4 familiari e tre impiegati e l’eccidio di Salvatore Capoluongo, che uccise 5 persone compreso il fratello per una donna contesa. E per finire, quello più spregevole e ributtante: Il pizzaiolo  di Castelvolturno  che della madre dei suoi figli ne fece una pizza  e fu condannato soltanto a 25 anni. E tanti altri delitti di “prossimità” con i moventi più singolari e paradossali.

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