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La droga della camorra: 20 condanne ed una sola assoluzione

20 / 04 / 2017

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Redazione

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Si è conclusa con venti condanne ed un’assoluzione il processo in Appello di una seconda tranche dell’inchiesta Officina del Crimine. I giudici hanno condannato Alois Giovanni di Caserta 1 anno e un mese; Belgiorno Massimo di San Nicola la Strada 16 anni e 10 mesi; Biscardi Andrea di Caserta 7 anni e 6 mesi; Cioffi Luigi di Maddaloni 9 anni e 6 mesi; Crisci Adriano di Caserta 9 anni e 6 mesi; D’Agostino Massimiliano di Caserta 7 anni e 6 mesi; D’Avanzo Vincenzo di Maddaloni 16 anni e 6 mesi; Dell’Anno 9 anni; Della Valle Antonio di Caserta 9 anni; Di Sarno 3 anni; Di Stazio 8 anni; Di Stefano Giovanni 11 anni di Caserta; Di Vico a 15 anni e 6 mesi; Iadicicco Vittoria di Marcianise 11 anni; Maietta Arcangelo di Maddaloni 10 anni e 6 mesi; Miccolo Giuseppe a 7 anni; Orione a 8 anni; Pellegrino Antonio di Maddaloni 8 anni; Zarrillo Rocco di Marcianise 5 anni. Assolto solo Colombo. Le indagini traevano spunto da un tentativo di estorsione perpetrato dagli emissari del clan in danno di un imprenditore edile che aveva avviato nel capoluogo un cantiere per la realizzazione di abitazioni ad uso civile. La immediata identificazione di uno dei responsabili, Massimo  Belgiorno, dava ulteriore impulso alle indagini. Infatti, i servizi di intercettazione ambientale attivati presso l’officina meccanica gestita dall’indagato in San Nicola la Strada permettevano di documentare lo svolgimento all’interno della stessa di veri summit operativi di camorra, nel corso dei quali venivano accuratamente pianificate le attività estorsive condotte sul territorio, poi riscontrate dal sequestro del “libro mastro” in cui erano annotati i nominativi degli imprenditori vessati e le quote che essi dovevano pagare al clan.

Contestualmente era ricostruito anche l’organigramma di una parallela ed articolata organizzazione dedita al traffico di ingenti quantitativi di stupefacenti del tipo cocaina, crack ed hashish, acquistati prevalentemente tramite esponenti del clan Mazzarella di S. Giorgio a Cremano. Secondo quanto appurato, la vendita al minuto dello stupefacente era affidata a piccoli gruppi autonomi, a cui erano assegnate determinate e strategiche “aree di competenza”, i quali erano tenuti a pagare mensilmente “una tangente” sui ricavi ai referenti dei Belforte tra i quali Gaetano Piccolo, detto Tavernello, Antonio Della Ventura, alias O’ Cuniglio, referente dei Mazzacane a Caserta, Antonio Bruno, alias Carusone e, dopo il loro arresto, Fulvio Della Ventura e Concetta Buonocore, rispettivamente figlio e moglie di Antonio Della Ventura, e lo stesso Massimo Belgiorno, poi divenuto collaboratore di giustizia, tutti destinatari della misura cautelare eseguita nel maggio 2012. 

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