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E’ ufficiale: la Sun cambia nome. Il rettore difende la scelta ma gli studenti sono delusi

31 / 03 / 2015

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Pina Monteforte

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E’ arrivata l’ufficialità del rettore della Seconda Università di Napoli, Giuseppe Paolisso, che per molti potrà rappresentare un ‘bicchiere mezzo pieno’, per altri ancora, come ad esempio gli studenti che si sono opposti dal primo momento, ‘un bicchiere totalmente vuoto’. La Sun si avvia a cambiare denominazione: ‘Università della Campania – Luigi Vanvitelli’, questo il titolo deliberato dal Senato accademico e votato da 16 dipartimenti su 19 (i dipartimenti Scienze Politiche, Economia ed Ingegneria non hanno partecipato al voto per ragioni tecniche) nella mattinata odierna. E’ stato il rettore Paolisso a presentare alla stampa nel pomeriggio di oggi, in ‘casa sua’, la scelta del nuovo nome spiegandone le motivazioni.

Perché ‘Università della Campania – Luigi Vanvitelli’. Le ragioni che hanno spinto i 25 membri su 27 del Senato accademico a votare per ‘Università della Campania – Luigi Vanvitelli’ vanno, innanzitutto, ricondotte ad una questione di ‘numeri’ relativi alla distribuzione dei corsi di laurea sul territorio: il 34% si trova a Caserta, il 26% a Napoli, il 15% ad Aversa, il 10% a Santa Maria Capua Vetere e solo il 6% a Capua. Un modo per poter dare visibilità a tutti i poli attraverso una sintesi che tenga conto anche delle esigenze di rilancio di cui Caserta si nutre. Sarà l’accostamento di ‘Luigi Vanvitelli’ a rispondere a tali necessità, essendo una figura storica e di respiro internazionale che, a detta dei membri del Senato, ben rappresenterebbe il territorio casertano.

L’iter burocratico ed i costi. Deliberato dal 74% del personale dell’Ateneo (il 20% si è astenuto, il 6% ha scelto ‘Università degli studi di Caserta’),  il cambio di denominazione passerà ora nelle mani del Ministero per l’Università e la Ricerca Scientifica che dovrà esprimere il proprio parere. Occorreranno mesi prima che si giunga ad una decisione definitiva e proprio per questo i costi previsti per le successive pratiche verranno accreditati nel Bilancio 2016. «Ci abbiamo impiegato un solo mese per accordarci su questo nome – afferma il rettore – Non è stata un’operazione semplice, abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo. ‘Caserta’ non è stata esclusa dalla denominazione per la cattiva pubblicità degli ultimi tempi». I costi che ne conseguiranno non passano di certo inosservati: la cifra per la realizzazione delle nuove insegne, che verrà affidata tramite appalti, oscilla tra i 150 – 200 mila euro mentre quella per i riposizionamento del brand si aggira intorno ai 35 mila euro e verrà affidata, molto probabilmente, ad agenzie milanesi. Verrà aperto, inoltre, un bando internazionale per il nuovo logo: anche qui le spese raggiungono i 30 mila euro.

La parola agli ‘oppositor’. L’opinione pubblica, o almeno parte di essa, non accoglierà di certo bene la notizia del rettore. Da una parte le istituzioni, associazioni e cittadini che nella domenica dell’8 marzo scendevano in piazza Dante a Caserta, spinti dal senso di ‘casertanità’, per sostenere il cambio nome della Sun in ‘Università di Caserta – Luigi Vanvitelli’ e che di fronte a questa scelta vedranno ‘scipparsi’ un’opportunità di riconoscimento del territorio compensata dal solo accostamento ‘Luigi Vanvitelli’; dall’altra parte gli studenti che si sono mobilitati per opporsi al cambio della denominazione fondando il gruppo ‘Contro il cambio alla Sun – Mobilitazione sociale e studentesca’ che ad oggi si dicono «delusi ed amareggiati». La loro rabbia si fonda sul rifiuto da parte del Senato accademico di istituire un referendum universitario per accogliere il parere di chi l’università la vive in prima persona: «Non molliamo – dichiarano – Andremo avanti con un referendum legislativo fuori dalle porte dell’università. Faremo di tutto per far sì che le nostre motivazioni contrarie al cambio nome arrivino al Ministero che, di fatto, avrà l’ultima parola. Siamo arrabbiati perché non c’è stata un’adeguata informazione; siamo delusi perché non c’è stato dibattito con noi che siamo stati esclusi da questa decisione. Ci ritroviamo scontenti, ci aspettavamo un atteggiamento diverso dalle nostre istituzioni universitarie: tutto questo è uno scempio».

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