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L' EDITORIALE Dall' anatra zoppa al salto della quaglia

09 / 07 / 2017

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Angelo Rispoli

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Nonostante tutte le previsioni di alcuni esperti giuristi locali, che avevano profetizzato il la riproposizione "dell'anatra zoppa", la commissione elettorale è rimasta all' applicazione del TUEL per l'attribuzione del premio di maggioranza.
Bisogna dire che nelle more i due contendenti non hanno risparmiato inchiostro e interventi sui social per cercare di dare maggior credito alla tesi più confacente alla propria posizione.
Peppe Razzano è rimasto fermo sulla sua posizione, che lo vedeva titolare del premio di maggioranza per l'affermazione al primo turno della coalizione.
Andrea De Filippo fautore della necessità di riconoscere in diritto a governare al sindaco vincente al ballottaggio.
Lungi da noi l'idea di sostenere o confutare l'una o l'altra ragione. L'argomento è fin troppo ostico e di zagrebelsky al cacioricotta, che in questi giorni si sono contesi il diritto di emettere autorevoli indirizzi giurisprudenziali - regolarmente disattesi - ne abbiamo visti fin troppi.
Diciamo che ci interessa di più analizzare la situazione di stallo in cui siamo finiti. È evidente che la norma non ha previsto questa dicotomia, che scaturisce anche dal voto disgiunto che è possibile mettere in atto con questa norma elettorale.
Adesso abbiamo un sindaco eletto senza una maggioranza è una maggioranza eletta senza un sindaco. Tutti dicono che De Filippo ha diritto di governare. Ma anche la coalizione di maggioranza ha il diritto di governare una città con i voti che ha ricevuto. Ed è importante sottolineare che la maggioranza ha veramente preso la maggioranza numerica. Del resto De Filippo, al ballottaggio, ha preso anche meno dei consensi che ha preso al primo turno non ha mica ha riscosso la maggioranza dei voti. Non ci interessa entrare nel discorso delle imboscate elettorali - che sicuramente ci sono state - con le quali si è determinato il crollo di Razzano al secondo turno. Resta il fatto che De Filippo non ha surclassato il suo avversario, ha semplicemente perso meno voti del competitore. Al netto di imboscate e rese dei conti interne. Sulla base di questo concetto, tra anatre zoppe e governi di salute pubblica, i sostenitori di De Filippo hanno sostenuto la tesi del diritto a governare. Il tutto condito dal "dal bene della città" che ha bisogno di un governo e non può sostenere un altro anno di commissariamento.
Nessuno osa minimamente parlare del mercato delle vacche che si aprirebbe e dei ricatti a cui dovrebbe sottostare il sindaco eletto, visto che finirebbe certamente prigioniero degli umori - per non dire altro - dei vari consiglieri di professione. Perché questa città ormai non ha cittadini che dedicano una fase della loro vita alla politica e al bene comune della comunità di cui sono parte. Questa città ha dei consiglieri di professione che non sanno far altro che maneggiare i gangli della politica per fini che possono essere utili a tutti tranne che al cittadino medio.
Non è necessario andare troppo indietro nel tempo per trovare esempi specifici. Basti pensare al sindaco De Lucia che, perso Gigi Bove e  Mario D'Addiego, divenne prigioniera di Gennaro Cioffi e del gruppo Priorità Città che - corsi e ricorsi storici - reclutò proprio i consiglieri eletti con De Filippo.
Inoltre risulta poco credibile immaginare un governo di 'larghe intese' oppure di 'salute pubblica' dopo i toni che si sono registrati negli ultimi mesi. Lasciando da parte il livello di ipocrisia di cui sono capaci i politici nostrani, pur di realizzare i loro progetti, sarebbe veramente incredibile vedere sotto braccio soggetti che se ne sono dette di tutti i colori, solo per il bene della città.
La città non ha bisogno dell'ordinaria amministrazione. Per quella basta e avanza un normale commissario prefettizio. Immune alle questue quotidiane dei soliti noti, accattoni di professione, e soprattutto poco esposto alle nefaste influenze dei ras di quartiere.
La città ha bisogno di un azzeramento dei politici di professione. Ha bisogno di una visione strategica che possa permettere di programmare il futuro dei prossimi 20 anni. 
Il problema non è arrivare a marzo con la guida commissariale. Il problema è avere un'amministrazione che sappia comprendere i problemi, che faccia delle scelte e soprattutto che abbia una visione comune del futuro che è tutto da inventare. Tutto questo può essere realizzato con un progetto omogeneo e soprattutto senza compromessi al ribasso.
Pensare che lo possano fare i protagonisti della precedente campagna elettorale, dopo le vicendevoli illazioni e accuse reciproche, è pura illusione. Qualcuno dice che una gestione commissariale per altri 8  mesi sarebbe un modesto tirare a campare. Può darsi.
Ma un governo messo insieme con una campagna acquisti, di cui non conosceremmo mai i reali costi e retroscena, sarebbe il tirare a campare dei soliti noti. Di fronte a tale scelta noi sappiamo cosa scegliere. E pensiamo di sapere pure cosa sceglierebbero i cittadini. 
Ma adesso si tratta di vedere se i consiglieri eletti con la coalizione di Razzano saranno capaci di cogliere questo aspetto, oppure si preparano a saltare il fosso. Ci troveremmo di fronte ad un nuovo paradosso: dall'anatra zoppa al salto della quaglia.
Ma statene certi, il tutto è sempre e solo per 'il bene della città'.
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