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COMUNALI SAN FELICE | Esclusione dalle elezioni, Nuzzo: "Siamo in campo". C'è, però, un precedente

29 / 04 / 2019

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Redazione

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"E' stata una 'svosta' madornale”. Così Emilio Nuzzo descrive la sua esclusione e quelle delle liste a sostegno alla competizione elettorale per eleggere il sindaco di San Felice a Cancello. Contro la quale, Nuzzo, ha presentato ricorso al Tar Campania.

Ma il candidato sindaco ha deciso di chiarire tramite Facebook la situazione confermando che “siamo in campo”, dimostrando grande fiducia nell’esito contro il provvedimento che, naturalmente, ha colpito anche le cinque liste che lo appoggiano.

“La Commissione elettorale mandamentale - spiega Nuzzo - ha rilevato un’irregolarità nella documentazione presentata per la mia candidatura a sindaco, escludendo anche le liste a me collegate. Mancherebbe, il condizionale mai come in questo caso è d’obbligo, la riabilitazione in materia di ineleggibilità/candidabilità. Non voglio entrare qui nel merito della decisione, per diversi motivi: il primo è che adesso sarà il Tribunale Amministrativo Regionale a decidere. Il secondo, quello per me più importante, è che quando ho aperto questo spazio di condivisione l’ho immaginato al servizio dei cittadini e come tale dovrà restare. Un chiarimento però ve lo devo e bastano solo due dati: la mia vicenda personale si è conclusa positivamente nel 2010, la Legge Severino (invocata in questo caso) è entrata in vigore nel 2012. Tanto basta a definire la decisione della Commissione elettorale una svista madornale. Le prossime ore saranno frenetiche: vi racconteranno storie, vi faranno immaginare scenari fuori dalla realtà. L’unica verità è che io resto qui accanto a voi a lottare per San Felice a Cancello. Siamo in campo”.

IL PRECEDENTE - Il Tribunale Amministrativo della Regione Lazio con la sentenza n.278/2018 stabilisce che in caso di pena patteggiata, non basti il decorso ordinario di cinque anni al fine dell’estinzione del reato, infatti per eliminare lo status di “incandidabile” è necessaria la sentenza riabilitatoria di un giudice.

Il caso in questione vede un candidato alle elezioni amministrative escluso dalla lista dei candidati a causa di uno dei criteri di incandidabilità contenute nel Decreto Legislativo 235/2012 all’articolo 10. In questo caso si tratta di patteggiamento in mancanza di riabilitazione.

Il candidato ha così deciso di ricorrere in quanto ritiene che la decisione della sottocommissione elettorale non ha tenuto conto del periodo di cinque anni decorso dalla pena, che secondo quest’ultimo comporterebbe l’estinzione per ope legis, facendo conseguentemente cadere l’ipotesi di incandidabilità.

Il ricorrente quindi ha sostenuto che l’estinzione del reato dopo tali termini renda inutile una sentenza di riabilitazione. I Giudici del Tribunale Amministrativo hanno però evidenziato come la legge non sia passibile di altre interpretazioni, visto che l’art.15 co.3 del suddetto D.Lgs cita chiaramente che “La sentenza di riabilitazione, ai sensi degli articoli 178 e seguenti del codice penale, è l’unica causa di estinzione anticipata dell’incandidabilità e ne comporta la cessazione per il periodo di tempo residuo”.

I Giudici aggiungono inoltre che l’estinzione del reato e degli effetti penali derivanti, si distingue dalla sentenza di riabilitazione, quest’ultimo requisito essenziale per acquisire lo status di “candidabile”, in quanto per il primo è necessario esclusivamente il decorrere dei tempi, mentre per il secondo è richiesto il parere di un Magistrato, che deve provare oltre all’effetto estintivo della pena anche il continuarsi nel tempo della cosiddetta “buona condotta”.

Nel caso di specie inoltre, non è sufficiente che il soggetto non abbia commesso altri reati dopo aver patteggiato, in quanto è necessario l’accertamento del ravvedimento completo mantenuto nel tempo fino al momento della decisione del Magistrato.

In sintesi, il TAR Lazio respinge il ricorso del candidato alle elezioni amministrative, in quanto in assenza dei criteri sopracitati permane lo status di “incandidabile”.

IL PARERE DELL' AVVOCATO - E' l’avvocato Renato Labriola, l'incaricato della dafesa da Nuzzo, dopo l’esclusione dalla corsa alla carica di sindaco per la legge Severino.

Il legale casertano si è appellato al Tar per chiedere la riammissione dell’ex consigliere provinciale e delle cinque liste a lui collegate. Secondo il professionista, infatti, la commissione mandamentale avrebbe commesso un errore legato ai tempi della condanna patteggiata da Nuzzo, vicenda per la quale nel 2013 è decaduto da sindaco di San Felice a Cancello, visto che sarebbero trascorsi più di cinque anni dalla stessa e che, in base alla legge italiana, Nuzzo sarebbe completamente riabilitato.

«Come è facile evincere anche dal provvedimento di incandidabilità la sentenza ex art. 444 c.p.p. a carico del ricorrente è divenuta irrevocabile in data 19 luglio 2012 e la presentazione della candidatura è del 27.4.2019 - si legge in un passaggio del ricorso - Orbene dalla irrevocabilità della sentenza ex art. 444 c.p.p. e la presentazione della candidatura sono trascorsi quasi sette anni e quindi è maturato ampiamente il decorso dei cinque anni senza che lo stesso sia incorso nella commissione di altri reati e pertanto i reati contestati al ricorrente si sono estinti».

Nel suo ricorso Labriola rimarca come «occorre evidenziare che la persona condannata non ha interesse ad ottenere la riabilitazione quando si è avvalso del procedimento ex art. 444 cod.proc. pen. ( patteggiamento), in quanto, in tal caso, la legge prevede che, col decorso del tempo stabilito, il reato si estingue ( cfr Cass . penale , Sez.V, sent. n.584 del 3 marzo 2000) . In merito si osserva che ai fini della incandidabilità alla carica di consigliere, l'art. 58, secondo comma, equipara a condanna la sentenza emessa ai sensi dell'art. 444 c.p.p. per uno dei reati previsti dal primo comma. Il successivo quinto comma stabilisce che l'incandidabilità non opera se è concessa la riabilitazione ai sensi dell'art. 178 c.p».

 

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