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MALASANITA' | Muore per un tumore confuso per una frattura: condannato l'ortopedico. IL NOME

30 / 09 / 2019

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Redazione

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«Mio figlio non me lo ridarà nessuna sentenza. Però, almeno, è stata fatta giustizia». Sono le parole dette tra le lacrime da Giuseppe Natale, 55 anni, un attimo dopo la pronuncia della condanna a un anno di reclusione con l’accusa di omicidio colposo dell’ortopedico Felice Carsillo, accusato di un aver causato la morte di Domenico Natale, 20 anni, confondendo un tumore osseo con una frattura al ginocchio. Errore che – secondo l’accusa - ha comportato l’amputazione della gamba del ragazzo, l’esplosione di una neoplasia fin lì latente, l’amputazione dell’arto e infine la morte provocata dal tumore estesosi nel corpo.

Un’odissea tragica, dolorosa, che ha segnato la vita di un’intera famiglia. E, infatti, ieri al momento della pronuncia della sentenza in aula erano presenti, oltre al papà, la mamma Patrizia, la sorella Alessandra e il fratello Renato, tutti assistititi dagli avvocati Vincenzo Scolastico e Carlo Taormina. Anche l’altra sorella Daniela ha seguito l’ultima udienza rimanendo collegata con il cellulare da Caserta, dove è stata costretta a restare per ragioni familiari. Il giudice monocratico Maria Teresa Cialoni ha anche condannato il dottore a una provvisionale immediatamente esecutiva di 195mila euro. È stato invece assolto il radiologo Riccardo Ricci. Il pm Mario Ardigò – lo stesso che rappresenta l’accusa nel processo per la morte di Giovanna Fatello – aveva chiesto 6 mesi di reclusione.

La storia di Domenico Natale, giocatore inesauribile di partite a calcetto, comincia a fine aprile del 2013, quando tornando a casa borbotta con il papà di avere dolore a una gamba. Il 4 maggio fa una lastra alla «Casa di cura nuova Itor» su disposizione dell’ortopedico Carsillo, che esaminando la radiografia diagnostica la presenza di una frattura e ordina l’operazione. L’intervento ha un effetto devastante perché il tumore, fino a quel momento latente, esplode. Da due noduli se ne generano dieci. A giugno è necessario amputare la gamba. Un anno dopo, il 30 ottobre del 2014, Domenico muore. Qualche settimana prima della tragedia il ragazzo, consapevole delle poche speranze di sopravvivenza nonostante tutti gli raccontassero che si sarebbe salvato, chiama il padre per dirgli: «Voglio che doni i miei organi». Un gesto di solidarietà che l’inchiesta ha impedito di coronare, essendo la salma rimasta a disposizione dell’autorità giudiziaria per la durata del processo.

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