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I privati entrano nella gestione diretta di musei e palazzi reali. Ecco la riforma che porta la firma di Renzi e Franceschini

30 / 08 / 2014

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Redazione

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Un piu' forte contributo dei privati nella gestione e valorizzazione di siti e musei: questa la sostanziale novita' - su indicazione, si apprende, del premier Matteo Renzi - della riforma del ministero dei Beni culturali varata oggi dal Consiglio dei ministri, rispetto alla prima bozza illustrata a luglio dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che resta immutata nell'impianto centrale. Altra modifica, l'inserimento del Palazzo Ducale di Mantova nella lista dei venti musei dotati di autonomia speciale (da cui esce, invece, il Museo Nazionale Romano). La riforma punta a estendere - a quanto si apprende - i modelli di gestione mista pubblico-privata di siti e istituti, ma prevede anche, in base all'articolo 115 del Codice dei beni culturali, la possibilita' di dare in gestione diretta a privati alcuni siti. Questa, invece, la lista aggiornata degli istituti e musei di rilevante interesse nazionale dotati di piena autonomia gestionale e finanziaria, con direttori altamente specializzati e selezionati con procedure pubbliche: 1) Soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l'area archeologica di Roma (sotto cui viene ricondotto anche il Museo Nazionale Romano); 2) Soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia; 3) la Galleria Borghese; 4) la Galleria degli Uffizi; 5) la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma; 6) le Gallerie dell'Accademia di Venezia; 7) il Museo di Capodimonte; 8) la Pinacoteca di Brera; 9) la Reggia di Caserta; 10) la Galleria dell'Accademia di Firenze; 11) la Galleria Estense di Modena; 12) la Galleria Nazionale d'arte antica di Roma; 13) il Polo Reale di Torino; 14) il Museo Nazionale del Bargello; 15) il Museo Archeologico Nazionale di Napoli; 16) il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria; 17) il Museo Archeologico Nazionale di Taranto; 18) Paestum; 19) il Palazzo Ducale di Mantova; 20) il Palazzo Reale di Genova. Resta confermato, per il resto, l'impianto della riforma, con l'ammodernamento della struttura centrale del ministero e la semplificazione di quella periferica; l'integrazione definitiva tra cultura e turismo; il rilancio delle politiche di innovazione e formazione; la valorizzazione delle arti contemporanee; la revisione delle linee di comando tra centro e periferia (semplificazione delle procedure per ridurre i contenziosi) e il taglio delle figure dirigenziali (37 dirigenti in meno).

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