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Il Comune di Capua vota il dissesto finanziario, Antropoli: `Colpa dei debiti precedenti e dei tagli dello Stato`

28 / 08 / 2013

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Redazione

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Il consiglio comunale di Capua ha votato, questa mattina, la delibera con la quale viene dichiarato il dissesto finanziario. Una decisione resa praticamente obbligata alla maggioranza guidata dal sindaco Carmine Antropoli (tutti presenti tranne Pietro Caruso) per la mole eccessiva di debiti che è stata contratta negli anni e, soprattutto, dalla bocciatura del piano di rientro da parte del responsabile del settore finanziario Mattia Parente. E proprio il sindaco, in aula, ha provato a spiegare i motivi che hanno spinto la sua maggioranza ad adottare questa decisione, che non hanno convinto i quattro consiglieri dell'opposizione con Minoja, Del Basso, Buglione e Caputo che hanno abbandonato l'aula. "E' una manifestazione di grande responsabilità che chiama ognuno di noi, aldilà delle appartenenze, ad una seria riflessione sulla necessità di tale scelta per fronteggiare le problematiche finanziarie dell’Ente che non sono risultate risolvibili, per la ristrettezza dei tempi a disposizione, con l’applicazione degli ordinari strumenti gestionali e amministrativi. Ed è proprio quel senso di responsabilità che ha portato già l’organo giuntale,  accogliendo le indicazioni tecniche del funzionario responsabile, ad avviare la procedura, proponendo quest’organo deliberante la definizione della procedura, anche in considerazione delle più recenti conclusioni del collegio dei revisori dei conti circa le cause del dissesto, che, in verità, appaiono, in taluni casi non adeguatamente approfondite, soprattutto in considerazione della rilevanza della questione in esame". Poi il sindaco è entrato nel vivo: "Per quanto attiene alle motivazioni vanno subito manifestati gli sforzi tecnici e politici messi in atto per scongiurare la procedura di dissesto. A seguito dell’approvazione del Consuntivo 2012, conclusosi con un disavanzo di amministrazione di € 8.206.883,01, considerata l’impossibilità di poter finanziare tale disavanzo in un triennio, in sede di approvazione del Bilancio annuale 2013  e pluriennale 2013 - 2015, è stata scelta l’applicazione della procedura di riequilibrio decennale ex art. 243 bis D. Lgs. 267/2000. Nonostante, la capacità di finanziamento del fabbisogno straordinario la manovra non è risultata sostenibile a causa del mancato raggiungimento del pareggio di bilancio ordinario 2013. La perentorietà del termine di approvazione della delibera di riequilibrio pluriennale ha obbligato l’Ente all’avvio della procedura di dissesto. Quali i motivi del mancato pareggio di bilancio? Sicuramente una serie di restrizioni progressive e concorrenti imposte sulla spesa corrente che richiedono manovre di bilancio di riequilibrio nel medio termine. Si pensi all’introduzione, nel2012, del fondo svalutazione credito nella misura del 25% dei residui attivi di titoli I e III antecedenti ai cinque anni precedenti, incrementato, nel 2013,al 50% (attualmente col decreto del fare portato al 30%) per l’adozione delD.L. 35/2013: tale fondo nel 2013 assorbirà circa un milione di euro; alla riduzione progressiva dei trasferimenti statali, a Capua sono passati da euro3.859.844,27 nel 2010 ad euro 2.679.460,97 nel 2011 ad euro 1.991.874,59 nel2012, nel 2013 si prevede un’ulteriore riduzione di circa 350.000 euro inapplicazione della norma sulla spending review;  agli obiettivi di saldo del patto di stabilità progressivamente migliorativi, il cui conseguimento richiede un surplus delle entrate sulle uscite di parte corrente che il più delle volte corrisponde proprio all’avanzo corrente essendo, la parte capitale,caratterizzata da una quasi sempre perfetta correlazione tra entrata e uscita". Antropoli ha fatto poi un'analisi della sua gestione (è in carica dal 2006). "Al solo fine di assicurare onore alla verità ed alla trasparenza, bisogna evidenziare che già nell’anno 2006 l’Ente presentava una situazione di cassa deficitaria che non consentiva un’agevole vita amministrativa, oltre ad un’elevata mole di debiti e/o passività potenziali il cui sviluppo è ricaduto durante la nostra amministrazione  che, essendo la più longeva che la città abbia avuto almeno negli ultimi trenta anni, ha dovuto affrontare in pienezza il riconoscimento e finanziamento dei debiti e il conseguente pagamento. Tale situazione ha causato una forte contrazione nella programmazione di bilancio, frutto di una progressiva riduzione della spesa corrente, che, in taluni casi, ha ingessato la capacità di erogazione della medesima non consentendo la tempestività dei pagamenti di parte corrente. Da una rivisitazione degli atti deliberativi dal 2006 ad oggi, si evince che le due amministrazioni guidate dal sottoscritto ha riconosciuto debiti fuori bilancio per un totale di  8.117.428,48 euro di cui  6.527.529,89 euro di provenienza di periodi ante 2006. La quota residua di debiti inerenti l'Amministrazione corrente è composta da fatti gestionali non prevedibili e preventivamente quantizzabili e, comunque, afferenti alla gestione ordinaria (debiti sorti verso case famiglia, di lavori di somma urgenza     Per far fronte alla copertura dellasuddetta massa debitoria l'Amministrazione ha dovuto porre mano a soluzioni cheda un lato hanno inciso sulla spesa corrente (accensione di mutuo passivo),dall'altro sul patrimonio immobiliare della città. Infatti, l'unico mutuo passivo acceso presso la Cassa Depositi e Prestiti, per euro 2.200.000 euro è stato causato dall'estinzione del debito fuori bilancio per Antonio Ippolito  di  2.800.000 euro. Mentre, l'Ente, per il finanziamento degli ulteriori debiti ha proceduto all'alienazione di parte del patrimonio immobiliare (complesso Gesù Confalone  450.000 euro; Parte Ex Albergo delle Poste 357.605,20 euro; appartamenti Parco Mimosa 419.800,01 euro;  Terreni Casa Cerere 587.150 euro; terreni siti in San Tammaro 609.250 euro)".
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