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E' STATO UN DISASTRO ANNUNCIATO | Montagne di rifiuti ammassati altamente infiammabili. Contestati i dati dell' ARPAC

27 / 08 / 2018

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Redazione

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E' stato un disastro preannunciato. L' incendio di ieri pressi il deposito di cassette di legno e plastica, poteva essere evitato. Le immagini dall' alto dimostrano com’erano stoccate le montagne di rifiuti altamente infiammabili che hanno preso fuoco.

Un capannone sommerso dai rifiuti. Zero spazi di manovra, nessuna barriera antincendio, nessun passaggio per i mezzi di soccorso. Poteva avere conseguenze ben più gravi se avessero preso fuoco anche le altre cassette ammassate nell' altro lato del capannone. Chi autorizza queste aziende? Chi doveva controllare? Quali prescrizioni antincendio? Chi pagherà per tutto questo? 

ARPAC e ASL e Comune rassicurano sui risultati dei primi accertamenti ambientali: "Non sarebbe stata sprigionata elevata tossicità nell’atmosfera in quanto il materiale bruciato non risulterebbe inquinante". I rilievi compiuti dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale non sono stati tuttavia gli unici. Il comitato acerrano a tutela dell’ambiente e della salute, Volontari per Francescosi è altresì recato sul luogo del rogo e ha analizzato le polveri sottili intorno alle 16 di questo pomeriggio.

I valori di pm10 registrati superavano mediamente i 300 microgrammi/mc con un picco di 965.4 microgrammi/mc.

Il limite medio del pm10 previsto dal Decreto Legislativo 13 agosto 2010, n.155 si attesta attualmente a 40 microgrammi/mc.

Ci sono tuttavia alcune considerazioni da tener presente:

  • il rilievo in questione è stato innanzitutto posto in essere con una centralina portatile, diversa da quella utilizzata dall’ARPAC, l’unica in grado di svolgere analisi che abbiano valore legale e riconosciute dalle istituzioni;
  • i dati in questione sono da considerarsi alternativi e non concorrenti rispetto a quelli che saranno resi disponibili sul sito dell’ARPAC, i soli da ritenere ufficiali;
  • l’esame è stato effettuato a una distanza di alcune decine di metri dall’incendio ed è inferiore rispetto a quella da cui l’ARPAC può posizionare i suoi strumenti per i rilievi dopo la consumazione del rogo.

 

APERTURA DELL' INCHIESTA - La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, dopo essersi consultata con le forze dell'ordine dislocate sul territorio ed in particolare con i capisquadra dei vigili del fuoco presenti durante le operazioni di spegnimento, ha deciso di sequestrare l' area ed aprire un'inchiesta sul rogo sviluppatosi prima di pranzo a Maddaloni nel deposito di contenitori di materiale sintetico e di legno destinati all'ortofrutta gestito dall'imprenditore Spalliero.

Il tutto, è avvenuto a pochi passi dalla caserma Magrone della scuola di Commissariato dell'Esercito. Circa trenta uomini dei vigili del distaccamento di Caserta, Marcianise, Aversa, Napoli e Benevento e un elicottero proveniente da Roma per ore hanno portato avanti abilmente tutte le operazioni di spegnimento, ordinando anche lo sgombero di quattro abitazioni.

I carabinieri della Compagnia di Maddaloni indagano per una ipotesi di rogo doloso. Ai militari guidati dal capitano Stefano Scollato sono state affidate questa mattina dalla procura di Santa Maria Capua Vetere le indagini sul caso ed attendono per la giornata di martedì la fondamentale relazione tecnica compiuta dai vigili del fuoco sul luogo del disastro, mentre il prossimo passo sarà visionare le telecamere alla ricerca di qualche dettaglio o indizio che possa aiutare le indagini.

Dieci anni fa lo stesso deposito fu incendiato per mano di ignoti. L' inchiesta che però non sarà semplice: il deposito è infatti privo di videosorveglianza, i carabinieri dovranno così affidarsi alle telecamere di negozi e locali della zona, sperando dai filmati emerga qualcosa di utile per le indagini.

 

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