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INCHIESTA ASL. Il senatore PdL D’Anna: ‘Con Polverino usati due pesi e due misure, lui in carcere e gli altri fuori’

14 / 11 / 2013

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Redazione

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“Premesso che, nella qualità di garantista, non credo affatto alle accuse mosse da sedicenti pentiti ovvero da appartenenti alla criminalità organizzata, volti alla ricerca dei benefici di legge conseguenti alle loro dichiarazioni, conosco e stimo personalmente Pierino Squeglia e sono incline a ritenere che altrettanta stima meriti l’ex sindaco Pd di Marcianise Filippo Fecondo. Tanto precisato, rilevo però che nel caso dell’inchiesta sugli appalti all’Asl di Caserta che ha portato all’arresto del consigliere regionale Angelo Polverino e di dirigenti della stessa azienda sanitaria, appaia evidente l’uso, da parte degli inquirenti di due pesi e due misure”. È quanto afferma il senatore PdL Vincenzo D’Anna in merito all’inchiesta sugli appalti Asl di Caserta. “Polverino in carcere per aver incontrato Giuseppe Gasparin – continua D’Anna - gli altri liberi ed indisturbati ancorché i pentiti abbiano descritto, o si siano inventati, con dovizia di particolari, gli incontri conviviali con Squeglia ed il sindaco Fecondo (incontri dai quali sarebbe scaturita, tra l’altro, la designazione dell’imprenditore Angelo Grillo che è ritenuto dagli stessi inquirenti il protagonista principale di tutta la vicenda dell’Asl casertana, nonché diretta espressione della malavita organizzata). Avendo premesso che non credo a ciò che non può essere dimostrato, mi domando perché, con indizi di gran lunga inferiori, il consigliere regionale Polverino sia stato tradotto nelle patrie galere e perché abbia dovuto patire il carcere preventivo Nicola Cosentino allorquando l’ex sottosegretario è stato vittima delle rivelazioni di pentiti che mai lo hanno incontrato e men che meno hanno banchettato con lui per assumere decisioni politiche e di affari. Tanto anche al fine di evidenziare, ancora una volta, quanto sia necessaria ed urgente la riforma della giustizia, la distinzione delle carriere tra inquirenti e giudicanti e la responsabilità diretta dei magistrati alla luce anche dei comportamenti discrezionali che spesso assumono”.
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