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Incredibile. Cosentino rischia di essere arrestato di nuovo. La Cassazione smentisce... la Cassazione

31 / 03 / 2014

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Redazione

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Nicola Cosentino non e' un "politico bruciato" e il Riesame deve rivalutare le esigenze cautelari nei suoi confronti, poiche' vi e' "l'intatta capacita' di affidamento del gruppo criminale di riferimento rispetto all'adozione di possibili interventi favorevoli da parte dell'imputato". Lo scrive la seconda sezione penale della Cassazione, spiegando perche', il 17 gennaio scorso, accolse il ricorso della Procura di Napoli contro le ordinanze con cui il gip di Santa Maria Capua Vetere prima e il Riesame del capoluogo campano poi, revocarono la custodia cautelare in carcere per l'ex sottosegretario all'Economia. 

La Cassazione smentisce la Cassazione. Per la Suprema Corte, che ha annullato con rinvio l'ordinanza emessa dal Riesame napoletano l'11 ottobre 2013, e' necessaria "una piu' approfondita delibazione" tenendo conto del "complessivo svolgimento della vicenda cautelare", la "sussistenza delle esigenze cautelari all'interno dell'arco temporale di riferimento legittimanti la misura custodiale in carcere quanto al concorso esterno nell'associazione mafiosa". A rilevare il 'tracollo politico' di Cosentino, ex coordinatore del Pdl in Campania, e il conseguente - a loro dire - venir meno dell''interesse' nei suoi confronti da parte di organizzazioni camorristico-mafiose, erano stati proprio i giudici della Cassazione (sesta sezione penale) con una sentenza depositata il 24 luglio scorso. Di tutt'altro avviso i loro colleghi della seconda sezione penale, che, invece, mettono in risalto i rilievi dei pm di Napoli sul "consolidamento" e la "continuita' dei rapporti dell'ex parlamentare con ambienti criminali", le "reciproche agevolazioni che ne erano conseguite" e la "conseguente persistenza degli interessi scambievoli che, nella prospettiva accusatoria, manteneva in concreto inalterato il legame con l'associazione criminosa". I giudici di piazza Cavour pongono anche l'accento sul fatto che la "mancata ricandidatura di Cosentino per le elezioni politiche" del 2013 venne "decisa solo a poche ore dalla scadenza del termine per la presentazione delle candidature". 

Il trasferimento del cognato boss in un altro carcere. Secondo la Corte, in particolare, c'e' stata una "superficiale svalutazione" di una conversazione ambientale captata nel carcere di Cuneo nel marzo 2011: in essa, Giuseppe Russo, "uno degli esponenti apicali del clan dei Casalesi" e fratello della cognata dell'ex sottosegretario, "sollecitava senza mezzi termini un intervento di Cosentino finalizzato all'ottenimento del proprio trasferimento in un'altra casa circondariale a lui piu' gradita", si ricorda nella sentenza. Il dato "oggettivamente rilevante", osservano i giudici di 'Palazzaccio', "viene neutralizzato con la giustificazione della mancata verifica concernente l'esecuzione del trasferimento richiesto", ma la "valutazione operata - si legge nella sentenza depositata oggi - omette di trascurare come tale richiesta non costituisca un 'unicum' all'interno della storia processuale concernente l'indagato": vi e' "un precedente analogo", in cui "una simile istanza venne veicolata nell'interesse di  Francesco Bidognetti verso lo stesso Cosentino". In presenza di questo ed altri elementi, conclude la Suprema Corte, "individuati dal pubblico ministero come significativi del persistente radicamento di Cosentino nel territorio di provenienza e dell'attuale possibilita' di coltivare comunque un ruolo politico di fatto rilevante, vista la estesa rete di collegamenti politico-amministrativi realizzati in Campania dall'epoca del suo ingresso in politica", deve essere dunque "rivalutata la intatta capacita' di affidamento del gruppo criminale di riferimento rispetto all'adozione di possibili interventi favorevoli da parte dell'odierno imputato, a prescindere pertanto dall'emissione di provvedimenti restrittivi e della stessa contemporanea pendenza di un processo aperto nei suoi confronti ed anche a prescindere dalla titolarita' formale di incarichi pubblici".
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