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Infermieri, il giallo del rimborso delle quote all'albo. L'Ipasvi chiede chiarimenti al ministero

03 / 06 / 2015

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Giuseppe Perrotta

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E' un vero e proprio giallo quello che si è venuto a creare nel mondo degli infermieri relativamente alla sentenza della Cassazione dello scorso 15 aprile che ha previsto come il pagamento all'albo professionale per gli avvocati che lavorano per Enti pubblici debba essere a carico degli stessi Enti, mentre fino ad ora sono stati pagati dai singoli iscritti. Il caso è stato sollevato da una nota che in tutte le strutture ospedaliere e sanitarie pubbliche è stata inviata dal sindacato Nursing Up agli infermieri mettendoli in pre-allarme sulla possibilità di ottenere il rimborso. «Alla luce del provvedimento - si legge nella nota del sindacato - tutti gli infermieri che lavorano nel pubblico impiego potranno mettersi in contatto con i dirigenti locali Nursing Up per ottenere una copia della diffida da firmare ed inviare alla propria amministrazione tramite raccomandata e ricevuta di ritorno». In realtà la vicenda sembra essere un po' diversa. In una apposita nota il presidente nazionale della Federazione Ipasvi Barbara Mangiacavalli ha chiarito che «la sentenza sembra riguardare solo gli avvocati iscritti all’elenco speciale Inps (e comunque agli uffici legali specifici di enti pubblici). Questi avvocati, infatti, secondo la legge 247/12 sulla “Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense” sono iscritti in un elenco speciale annesso all'albo e poiché l'esercizio della professione è svolto nell'interesse esclusivo dell'Ente, il pagamento della tassa annuale per la relativa iscrizione all'albo rientra tra i costi per lo svolgimento di questa e perciò devono gravare sull'ente stesso. Nel caso in cui il pagamento sia stato anticipato dal professionista, quindi, questo deve essere successivamente rimborsato dall'Ente. Le sentenze - ricorda la Federazione nazionale Ipasvi in una circolare inviata ai vertici dei Collegi provinciali - vincolano però solo i soggetti che sono stati parti nella causa. E’ evidente quindi che tale enunciazione di un principio da parte della Cassazione rappresenta una base per richiedere il riconoscimento dello stesso diritto da parte dei professionisti iscritti agli albi che svolgano la professione in modo esclusivo presso un ente come gli infermieri, dipendenti pubblici a tempo pieno. Ma, è l’eccezione, per i Collegi Ipasvi non esiste un 'elenco speciale' per i pubblici dipendenti né questo dato è obbligatoriamente registrato all'atto dell'iscrizione e, quindi, il dettato della sentenza non sembra estensibile alla categoria». Per avere un quadro ancora più chiaro la Cisl di Caserta ha già avanzato una richiesta di chiarimenti e la stessa federazione Ipasvi ha chiesto lumi al Ministero della Funzione pubblica. Nel frattempo è stata data la possibilità ai collegi provinciali di mettere nero su bianco le quote che sono state pagate dagli iscritti negli ultimi cinque anni per permettere così, in caso di risposta positiva dal ministero, a tutti gli infermieri di poter avanzare le richieste di rimborso ai propri datori di lavoro.

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