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La Novamont fugge in Sardegna, Provincia in ginocchio. La scossa arriva dai sindacati: sciopero generale il 26 ottobre

25 / 09 / 2012

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Giuseppe Perrotta

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Lunedì si sono riunite presso la Sedeprovinciale della Cisl le Segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil con le Segreterie di tutte le categorie del lavoro pubblico, privato, dei servizi e dei pensionati per preparare la grande manifestazione che si terrà a Caserta sabato 27 ottobre. Una manifestazione, quella che si terrà a Caserta, già preannunciata all’indomani della mobilitazione regionale unitaria del 2 luglio a Napoli e che la gravità della crisi in corso e la necessità di dare risposte rende ormai urgente. “Il territorio è alle prese con una crisi gigantesca: aumenta con grande velocità la tendenza alla de-industrializzazione; la disoccupazione, specie quella giovanile, è giunta a tassi intollerabili; il ricorso alla CIG in tutte le sue forme cresce esponenzialmente. Gli strumenti messi in campo per dare un’ inversione  di tendenza non sono decollati, a partire dall’Accordo di programma della ex FORMENTI di Sessa Aurunca e di quello  per nuovi investimenti industriali nelle aree di Marcianise, di Santa Maria Capua Vetere, di San Marco Evangelista, la cui mancata attuazione ha comportato la perdita dell’investimento della NOVAMONT andata in Sardegna. Nel frattempo sono in scadenza gli ammortizzatori sociali per le aziende interessate, in primo luogo la IXFIN i cui lavoratori sono stati per sei mesi senza reddito in attesa della firma da parte del Ministero dello sviluppo economico della CIG in deroga. Le infrastrutture, decisive per attrezzare il territorio e per attrarre investimenti, sono al palo: il Policlinico non vede ancora la ripresa dei lavori; l’Interporto perde colpi ogni giorno che passa e non riesce ad avere alcuna funzione rispetto alla sua originaria mission nel settore della logistica e dell’intermodalità; l’Aeroporto di Grazzanise sembra un fiume carsico che riemerge ad ogni campagna elettorale per poi scomparire ad elezioni concluse. Tutto ciò si svolge sotto gli occhi di istituzioni attente a celebrare i riti e i litigi del potere, ma incapaci di dare risposte anche parziali, incapaci persino di rappresentare i problemi e i bisogni dei cittadini e delle comunità agli altri livelli di governo, da quello regionale a quello nazionale”.
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