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La Sun cambia nome, esplode la rivolta degli studenti: «Un sopruso sulla nostra pelle»

22 / 03 / 2015

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Pina Monteforte

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Al cambio nome della Seconda Università degli Studi di Napoli in Università di Caserta gli studenti non ci stanno. Nella battaglia che le istituzioni, associazioni e cittadini vari hanno impugnato in nome della rivendicazione del territorio di Caserta, gli universitari stentano a ritrovarsi. All’approvazione in Consiglio a Caserta dell’ordine del giorno con oggetto il cambio di denominazione dell’Ateneo che la provincia di Terra di Lavoro ospita e alla raccolta firme in piazza Dante organizzata dall’associazione Coasca, ha fatto da seguito la mobilitazione di professori e studenti della Sun affinché il Senato accademico non proceda al cambio nome. Se per la casta politica la denominazione “Università di Caserta” risulta essere un motivo di orgoglio e di riscatto (ed anche di riconoscenza verso il territorio che ospita le strutture universitarie), per gli studenti  altro non significherebbe che una perdita di identità; se per la classe politica la cultura non la si ha con un nome, per gli accademici abolire Napoli si tradurrebbe in una totale perdita di appeal. E’ convinzione comune, infatti, che essere riconosciuti come “Università di Napoli” (anche se “Seconda”) sia un biglietto da visita più prestigioso da poter spendere in futuri curriculum. L’opinione pubblica è spaccata in due: da un lato i sostenitori della ‘casertanità’, dall’altro i protettori di un’identità plasmata durante 23 anni di esistenza e di storia che è riuscita a farsi spazio tra etichette e titoli ottenendo una certa riconoscibilità.

Contro il cambio del nome alla Sun. La diatriba è accesa ed il social facebook si è aperto ad ampi dibattiti sul tema. Basti pensare al gruppo “Contro il cambio del nome alla Sun - Mobilitazione sociale e studentesca”, punto di ritrovo per studenti e professori che hanno promosso incontri e dibattiti nei dipartimenti delle strutture universitarie. Il cambio del nome alla Sun è visto da gran parte di chi la frequenta un oltraggio alla scelta che anni addietro, da matricole alle prese con la carriera universitaria da intraprendere, li ha convinti ad iscriversi qui e non altrove. Il professore Giuseppe Limone si è schierato apertamente dalla parte degli studenti che, a quanto pare, non sono stati lontanamente coinvolti in questa decisione ‘amministrativa’: «Si sta consumando sulla pelle della Seconda Università un autentico sopruso – dichiara – Si sta procedendo in tempi rapidissimi a cambiarle nome, ignorando le ragioni della democrazia, della cultura e della storia. La Seconda Università di Napoli è nata come Università di Napoli, seconda solo in ordine storico, così come esistono le varie Università di Parigi, tutte di Parigi, e le varie Università di Roma, tutte di Roma. Per arrivare a questo rapido cambiamento di nome si sta procedendo nei modi più spicci, che non consentono un dibattito ampio, all’altezza della questione». Per il professore Limone è paradossale la richiesta di votare un nome tra le 3 scelte (Università della Campania, Università di Caserta -Luigi Vanvitelli, Università o semplicemente Università di Caserta) senza chiedere se c’è effettivamente la volontà di cambiare: «La questione è aggravata dal sospetto generale della compresenza di tempi elettorali – continua – Sarebbe necessario tra l’altro un referendum fra tutti gli studenti, in condizioni di libertà e segretezza, perché sono gli studenti, vero fine dell’università,  i maggiori danneggiati dall’operazione». Le dichiarazioni del professore Limone ben sintetizzano le ‘pretese’ disattese degli studenti che, in questi giorni, si stanno mobilitando per un corteo aperto a tutti i dipartimenti per far sentire la propria voce ed urlare il proprio dissenso: «No al cambio nome, non ci ferma nessuno».

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